Dopo tutto quello che è accaduto negli ultimi mesi, sembrava un voto scontato. E invece quello di oggi con cui il Parlamento europeo chiede di creare un “centro di eccellenza” dell’Ue contro le fake news e le ingerenze straniere per contrastare le manipolazioni dell’informazione, ha visto un bel po’ di voti contrari. E guarda caso tutti i partiti “filoputiniani” si sono schierati contro. A cominciare da quelli italiani. Provocando una bella spaccatura all’interno dei due schieramenti. Ad avversare la relazione che l’Eurocamera ha approvato con 420 voti favorevoli, 220 contrari e 26 astenuti, tra gli italiani si sono espressi Fratelli d’Italia, Lega e il partito di Vannacci nel centrodestra. Nel centrosinistra ha votato no l’M5S e Sinistra Italiana si è astenuta. A favore invece Forza Italia, Pd, Verdi e Azione.
Nel testo la Russia viene esplicitamente indicata come la “principale minaccia esterna” alla democrazia europea. Una valutazione che evidentemente ha messo sul chi va là chi continua a mantenere un canale di comunicazione con Mosca. Il rapporto, predisposto dalla Commissione speciale sullo scudo europeo per la democrazia, contiene “raccomandazioni concrete” su come l’Ue possa difendere le proprie istituzioni democratiche. “La nostra ambizione di rafforzare le democrazie – ha detto il commissario europeo alla giustizia, Michael McGrath – dovrebbe essere accompagnata da un bilancio altrettanto ambizioso”. “Sanzioni più ampie – è la sintesi della presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola – su chi abilita la disinformazione come la Russia e altri soggetti ostili e soggetti non statali. La trasparenza, i media liberi e l’alfabetizzazione mediatica non sono opzioni, sono necessarie per rafforzare la nostra società”.
“In appena due giorni a Ceuta – è l’uso distorto dei dati che fa Roberto Vannacci per difendere il Cremlino – più di 70mila invasori hanno travolto una frontiera europea. Dovevano invaderci i russi, e invece lo hanno fatto i marocchini. Ci armiamo per difenderci dal Cremlino, ma l’Europa si rifiuta di finanziare le barriere che gli invasori hanno usato”. Per Stefano Cavedagna, di Fratelli d’Italia, “un Centro per la resilienza democratica degli Stati membri è una lesione della sovranità nazionale, una deriva pericolosa: non vogliamo un’autorità europea che finisca per stabilire cosa sia democraticamente accettabile nei singoli Stati membri, né un apparato comunitario che possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica sulle realtà nazionali che non piacciono a Bruxelles”.





