Nessun allarme della Cia su un imminente attacco russo con droni contro l’Italia. Né una segnalazione specifica sull’utilizzo di navi nel Mediterraneo dalle quali Mosca sarebbe pronta a lanciare velivoli nascosti all’interno di container. Fonti dei servizi di intelligence italiani e di Palazzo Chigi smentiscono che a Roma sia arrivata una comunicazione di questo tipo dagli Stati Uniti, come invece sostiene il quotidiano spagnolo El Mundo, secondo il quale Washington avrebbe avvertito diversi governi europei, compresi quelli di Italia, Francia e Spagna, di una possibile operazione russa nel Mediterraneo. “L’allarme non serve a nessuno e non trova alcuna conferma”, ribadisce il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Questo non significa, però, che a Roma il dossier non esista. Al contrario. Da settimane, e ancora negli ultimi giorni, intelligence e governo stanno ragionando sulla possibilità che il Mediterraneo possa diventare il nuovo terreno sul quale Mosca provi ad alzare il livello della pressione sull’Europa, dopo quanto accaduto sul fronte orientale. È uno scenario che viene seguito con particolare attenzione anche per il ruolo che l’Italia sta svolgendo nei rapporti con gli alleati, a partire dagli Stati Uniti, mantenendo allo stesso tempo canali e relazioni con diversi attori dello scenario internazionale.
Le informazioni a disposizione dell’intelligence italiana, però, al momento non indicano un concreto pericolo di un attacco militare russo contro il nostro Paese. È questa la prima distinzione che viene fatta nelle valutazioni circolate in queste settimane. Un’azione deliberatamente offensiva contro il territorio italiano rappresenterebbe un salto di livello completamente diverso, con conseguenze difficilmente controllabili anche nei rapporti tra Russia e Nato.
Più delicato è invece il secondo scenario, quello della provocazione. Uno “sconfinamento”, un drone che entri nello spazio aereo di un Paese dell’Alleanza, un episodio costruito in modo da poter essere successivamente attribuito a un errore o comunque mantenuto sotto la soglia di un attacco militare vero e proprio. Non viene considerato un pericolo concreto e imminente, ma una possibilità. Ed è su questa eventualità che apparati di sicurezza e Difesa stanno lavorando, anche studiando quanto avvenuto negli ultimi mesi sul fianco orientale dell’Europa.
C’è infine un terzo livello, probabilmente il più difficile da controllare: quello della guerra ibrida. Cyberattacchi, sabotaggi, infrastrutture critiche, operazioni condotte attraverso soggetti apparentemente estranei agli apparati statali. Diverse indagini europee hanno documentato negli ultimi anni l’esistenza di attività russe di intelligence e di reti capaci di muoversi sul territorio europeo. È quindi anche sulla possibilità che vengano avvicinati o reclutati attori locali per operazioni contro infrastrutture o obiettivi sensibili che si concentra una parte dell’attenzione dell’intelligence.
È dunque su questo crinale che Roma colloca oggi il rischio russo nel Mediterraneo: nessuna informazione, allo stato, su un attacco militare imminente e nessun alert della Cia nei termini raccontati da El Mundo. Ma un’attenzione crescente verso provocazioni, sconfinamenti e soprattutto operazioni ibride, considerate lo strumento con il quale Mosca potrebbe tentare di aumentare la pressione sui Paesi europei senza oltrepassare apertamente la soglia di un conflitto con la Nato.





