Tre dei quattro 007 egiziani sono stati condannati per aver sequestrato Giulio Regeni al Cairo nel 2016. Il quarto agente dei servizi segreti imputato è stato assolto. Dunque gli agenti della National Security egiziana sono stati condannati, ma non per l’omicidio. Alle 18,20 di oggi la giuria popolare della corte d’Assise di Roma è entrata nell’aula dedicata al magistrato vittima di terrorismo, Vittorio Occorsio. I presenti si alzano. Trattengono il fiato. La giudice Paola Roja legge la sentenza: la corte condanna Uhsam Helmi, colonnello, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, colonnello e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, maggiore, a 10 anni di carcere. Tariq Sabir, generale di polizia, al vertice del dipartimento incaricato di monitorare i sindacati indipendenti, è stato assolto.
I genitori di Giulio Regeni: “Siamo soddisfatti”
Ai giornalisti, uscendo da un’aula gremita, i genitori di Giulio Regeni dicono soltanto: “Siamo soddisfatti”. Per loro parlerà l’avvocata Alessandra Ballerini, leggendo un documento.
Il procuratore aggiunto Colaiocco: “Sentenza storica”
“È una sentenza storica che conferma la ricostruzione della Procura: la Corte nel condannare i tre imputati che hanno sequestrato Giulio Regeni, ha affermato che tutto quanto accaduto a lui è attribuibile agli apparati di sicurezza egiziani. Dalla lettura del dispositivo sembra emergere come gli elementi raccolti nelle indagini non siano invece stati ritenuti sufficienti per ricondurre specificatamente, nell’ambito degli apparati, proprio al maggiore Sharif l’omicidio in cui è culminato il sequestro. Questo è stato evidentemente dovuto al muro di omertà dell’Egitto”. Lo afferma il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, titolare dell’indagine sul sequestro e la morte di Giulio Regeni, dopo la sentenza. “Il pensiero ora è per Giulio e per la sua famiglia. Oggi una Corte ha accertato la responsabilità di tre funzionari degli apparati egiziani per quello che gli è stato fatto e questo è un risultato che ha un peso enorme. Stasera in quest’aula, abbiamo visto cosa significa vivere in una democrazia: rispondere all’orrore della tortura con la forza del diritto”, ha aggiunto.
Il procuratore capo Lo Voi: “L’Egitto non ha collaborato”
“Dovremmo attendere le motivazioni per riuscire ad avere il quadro completo del ragionamento della Corte d’Assise, credo si possa dire che la parte sostanziale dell’impianto accusatorio ha retto. Ci sono state tre condanne su quattro anche se non per tutti i reati per un’attività che era stata posta in essere da persone legate allo Stato egiziano. Si è riusciti a raggiungere questo risultato nonostante una collaborazione non proficua da parte delle autorità egiziane. Siamo soddisfatti per avere tirato fuori questo procedimento dal pantano in cui era finito. Siamo riusciti attivando anche la Corte Costituzionale a procedere e a svolgere un processo davanti ad una Corte di Assise autonoma ed indipendente in presenza della quale anche gli imputati assenti sono stati egregiamente rappresentati”. Lo ha detto il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi.
Legale della famiglia Regeni: “Fede nella giustizia ben riposta”
“È evidente che bisognerà leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta. Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi”. Lo ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale dei familiari di Regeni dopo la sentenza.





