Delitto di Garlasco, Sempio verso il rinvio a giudizio: scarpa del killer compatibile con il suo piede

Annunciata quattro mesi fa per iscritto dal procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, la data limite per l’indagine a carico di Andrea Sempio – accusato di aver ucciso Chiara Poggi a Garlasco il 13 agosto 2007 – arriva finalmente col suo carico di nuove consulenze e ulteriori scoperte investigative. Tutte convergono verso il rinvio a giudizio del 38enne commesso, amico del fratello minore Marco Poggi, che la Procura chiederà non prima dei venti giorni di legge in cui gli avvocati difensori Liborio e Cataliotti e Angela Taccia potranno produrre ulteriori controdeduzioni: “Il capo di incolpazione nei confronti di Andrea Sempio resta invariato”, scrive Napoleone nella sua lunga nota. E arrivano nuovi elementi a discolpa di Alberto Stasi, il 43enne fidanzato della vittima ormai in semilibertà dopo la condanna a 16 anni diventata definitiva nel 2015: le scoperte più recenti si aggiungeranno a quelle già sulla scrivania della Procuratrice Generale di Milano, Francesca Nanni, per valutare l’istanza di revisione.

Sempio rifiuta la consulenza psichiatrica
Si comincia da una parziale assenza, fra tante presenze. Quella del più ambizioso tra gli incarichi delegati dai magistrati di Pavia, la consulenza psichiatrica che il luminare Roberto Catanesi avrebbe dovuto svolgere per stabilire “condizioni patologiche idonee a incidere sulla capacità di intendere e di volere” di Sempio, suoi “disturbi o alterazioni di significativa rilevanza, tali da incidere sul giudizio di imputabilità” e perfino la “configurabilità di una condizione di pericolosità sociale”, come annunciava il dottor Napoleone lo scorso 28 maggio. “Sono emersi dati di indubbio interesse”, ha fatto sapere il consulente ma in mancanza di un esame diretto (l’indagato si è sottratto come suo diritto) non ci sono “elementi sufficienti a formulare risposte ai quesiti che possano dirsi adeguatamente motivate e metodologicamente ineccepibili”. La consulenza risulta “sospesa” e l’esame rinviato a un’eventuale perizia terza stabilita dal giudice.

Garlasco, le risposte degli esperti a impronta 33
Entrano, invece, nel fascicolo processuale, gli elaborati chiesti dai pm pavesi per “esaminare le prospettazioni tecniche formulate dalla difesa e di valutarne la fondatezza, anche sotto il profilo del rigore e dell’affidabilità scientifica”. Cioè le risposte alle consulenze della genetista Marina Baldi sul dna, del medico legale Sabino Pelosi su ora della morte e ferite da difesa, del criminalista Palmegiani insieme al dattiloscopista Luigi Bisogno e al tecnico calzaturiero Giacomo De Angelis su BPA (l’analisi delle tracce di sangue nella villetta dei Poggi), impronta di scarpa a pallini attribuita all’assassino e impronta 33, che per la Procura blinderebbe le certezze sulla presenza di Andrea Sempio sulla scena del delitto. Secondo gli inquirenti, “le osservazioni formulate dalla difesa non introducano elementi nuovi tali da modificare le conclusioni già espresse nelle precedenti valutazioni tecniche della impronta 33”, e gli “accertamenti sulle calzature che non consentono di sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa oggetto di analisi. Al contrario, i consulenti dei pm “hanno depositato una nota sulle dimensioni di una scarpa Mod. Frau taglia 42 che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio”.

E proprio dai Ris di Roma arriva la conferma all’ipotesi già avanzata dai consulenti degli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, legali di Stasi. La “33”, attribuita a Sempio per la corrispondenza di quindici minuzie, sarebbe stata intrisa di un misto tra sudore e sangue: l’accertamento sperimentale, attraverso un metodo diverso da quello utilizzato dal dattiloscopista Oscar Ghizzoni e dai genetisti Pasquale Linarello e Ugo Ricci, è giunto alle stesse conclusioni, opposte a quanto stabilì all’epoca il Ris di Parma: fu il misto di calce della parete e ninidrina spruzzata a inibire la positività dei test al sangue, e non la sua assenza. Conferme arrivano anche dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo sulla valutazione dell’orario della morte posteriore alle 9.45 (l’alibi di Alberto Stasi lo copriva dalle 9.36 in poi) e sull’ipotesi che Chiara Poggi abbia provato a difendersi, conclusione avvalorata anche dal professor Biagio Leone. Ecco, infine, il parere di Cattaneo sulla conformazione fisica di Andrea Sempio: “un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente larghezza e volume del piede”. I genetisti Pierangela Grignani e Carlo Previderè sulla compatibilità dell’aplotipo Y rilevato su due unghie della vittima e il dna della linea paterna di Andrea Sempio, come aveva già stabilito il perito Denise Albani al termine dell’incidente probatorio.

Ma proprio dai laboratori di Previderè e Grignani è uscito il risultato più clamoroso: una riscrittura degli accertamenti sui pedali della bici Umberto Dei di Alberto Stasi, effettuati a Parma nel settembre 2007 e decisivi per il suo primo fermo e la sua condanna definitiva, che rivoluzionerebbe, come scriviamo a parte, la storia dell’intero caso. Un elemento che potrebbe essere decisivo nell’iter verso la revisione della condanna. E a proposito, Napoleone puntualizza: “nessuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi è mai stata rivolta al Procuratore Generale, la quale è stata e sarà tenuta informata in relazione a ogni aspetto ritenuto di possibile interesse”.

Legali della famiglia Poggi: “Su Stasi Corte chiuda la vicenda”
“A questo punto, ci auguriamo che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte di Appello, la quale potrà rilevare l’assenza di qualsiasi elemento di novità, ponendo auspicabilmente fine all’impropria ricerca di un colpevole alternativo”. Lo scrivono gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali della famiglia Poggi, in relazione al comunicato della Procura di Pavia sulla chiusura indagini Sempio. I dati, scrivono, “apparentemente evocati in relazione alle prove che furono acquisite in contraddittorio nei confronti di Alberto Stasi non fanno che riproporre dei temi di prova già noti”.

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