Aversa, 17.500 euro per il marketing territoriale. De Michele: “È lo staff di Matacena rientrato dalla finestra”

Anima il dibattito politico il “caso marketing” sollevato da Italia Notizie (clicca per l’articolo). Sull’affidamento da 17.500 euro alla PRO Creative Studio interviene Mario De Michele, che si conferma una spina nel fianco della maggioranza. Nel mirino finiscono soprattutto quelle 24 ore settimanali di presenza di personale qualificato negli uffici comunali previste dal servizio. Marketing territoriale o uno staff politico-comunicativo fatto rientrare sotto un’altra etichetta? Per il consigliere di opposizione c’è poco da interpretare: “Un anno fa uscì dalla porta, oggi rientra dalla finestra”. L’affidamento prevede 17.500 euro fino al 2027 con un’ulteriore opzione da 14mila euro per il 2028, al termine di un avviso di sette giorni dal quale negli atti emerge un solo preventivo.

Franco Matacena

STAFF DEL SINDACO CAMUFFATO
Ma De Michele sposta l’attenzione su un altro aspetto. E qui più che il naming conta la sostanza. Nel preventivo è prevista la disponibilità di personale qualificato con una presenza nelle sedi comunali pari a 24 ore settimanali. Quasi un part-time. Ed è qui che lo stimato avvocato affonda il colpo. “Chiamiamolo con il suo nome – sostiene l’esponente de La politica che serve – uno staff del sindaco a tempo quasi pieno in Comune pagato con soldi pubblici e spacciato per marketing territoriale”. Ventiquattro ore settimanali trascorse negli uffici dell’ente fanno sorgere una domanda tutt’altro che peregrina: quali attività dovrà svolgere concretamente questo personale? Promozione della città e valorizzazione del patrimonio? Oppure comunicati, rapporti con la stampa, fotografie, video, social e comunicazione dell’attività amministrativa? È qui che bisognerà misurare la reale natura dell’incarico. Perché un conto è il marketing territoriale, un altro è la comunicazione istituzionale. Un altro ancora sarebbe la comunicazione politica del sindaco.

Il municipio di Aversa

I TANTI DUBBI NORMATIVI
È proprio su questo confine che De Michele richiama la normativa in materia. Il consigliere sostiene che se dietro la definizione di “marketing territoriale” dovessero finire attività proprie dell’ufficio stampa, del portavoce o comunque della comunicazione istituzionale si porrebbe un problema di compatibilità con quella disciplina. Da qui l’accusa: “È un chiaro tentativo di eludere la legge 150 del 2000”. Saranno le prestazioni previste dal capitolato e soprattutto quelle concretamente svolte a chiarire la reale natura del servizio. Ma la domanda resta sul tavolo: marketing territoriale o communication staff sotto mentite spoglie?

Mario De Michele

DALLA PORTA ALLA FINESTRA
Il passaggio politicamente più tagliente riguarda il passato recente. Secondo De Michele l’operazione riproporrebbe con un nuovo packaging un modello già finito un anno fa al centro delle polemiche sullo staff del primo cittadino. “Prima era comunicazione, oggi è marketing territoriale. Un anno fa lo staff uscì dalla porta – afferma il rappresentante consiliare de La Politica che serve -, oggi rientra dalla finestra”. Mutatis mutandis, cambia il nome sulla confezione, ma il prodotto è sempre lo stesso: personale presente stabilmente negli uffici comunali per attività che potrebbero finire nell’orbita della comunicazione dell’amministrazione.

Dubbi sulle mansioni “reali”

Sono le mansioni concretamente svolte a stabilire di cosa si tratti. “I nomi sono conseguenti alle cose”, direbbero i romani. Il consigliere di minoranza chiama in causa anche l’articolo 90 del Testo unico degli enti locali e pone un altro interrogativo: quelle 24 ore settimanali rappresentano semplicemente una modalità organizzativa di un servizio esterno oppure dietro il marketing territoriale rischia di prendere forma una sorta di staff parallelo? La differenza è sostanziale. E non può essere risolta con un’operazione di rebranding. Da qui la richiesta al Segretario generale e al dirigente di verificare la compatibilità dell’affidamento con la legge 150/2000 e con l’articolo 90 del Tuel.

La politica che serve chiede le “carte”

CAPITOLATO NEL CASSETTO
Non solo. De Michele chiede inoltre chiarimenti sul regime fiscale indicato dall’affidatario e soprattutto la pubblicazione del capitolato speciale per consentire ai cittadini di conoscere esattamente le prestazioni comprese nel servizio. Ed è proprio il capitolato il vero stress test dell’intera operazione. Una volta messi nero su bianco compiti, prestazioni e modalità operative sarà molto più semplice capire dove finisca il marketing e dove eventualmente cominci qualcos’altro. Nessuno mette in discussione l’utilità di promuovere Aversa e valorizzarne il patrimonio. Il punto è un altro: i soldi pubblici devono essere utilizzati per ciò che viene dichiarato negli atti. “Aversa ha bisogno di essere promossa, certo. Ma prima ancora avrebbe bisogno di essere amministrata bene”, aggiunge De Michele. Che rincara la dose: “È inaccettabile pagare con soldi pubblici una macchina della comunicazione che rischia di essere molto più utile a raccontare chi governa che a valorizzare la città”.

Il confine è tutto qui. Da una parte la promozione del territorio, quella vera, che dovrebbe portare Aversa fuori dai suoi confini e valorizzarne storia, cultura e potenzialità. Dall’altra il rischio di una costosa operazione di maquillage istituzionale. Se quelle 24 ore settimanali serviranno più a lucidare l’immagine dell’amministrazione che quella della città, più che marketing territoriale sarà marketing politico. E la campagna promozionale sarà pagata con i soldi degli aversani.

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