Avviene tutto nel giro di poche ore. Prima la decisione, lunedì sera. Poi il ripensamento, martedì mattina. Prima lo stop al taglio delle accise sul diesel da 6,1 centesimi al litro, scaduto quindi a mezzanotte. Poi la scelta di valutarne un nuovo allungamento. Dietro il pasticcio del governo c’è una clausola che Eni aveva reso nota il 25 settembre, quando aveva annunciato l’introduzione di un tetto ai prezzi (1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il diesel) a partire dal 28 e per un mese. Questa clausola lega il tetto del diesel a 2,19 euro al taglio delle accise. Stamattina, in assenza della proroga, la compagnia petrolifera ha alzato il price cap a 2,25 euro.
L’automatismo ha creato scompiglio a palazzo Chigi, al punto che ora l’esecutivo sta valutando una retromarcia. Sul tavolo, quindi, ritorna proprio la riduzione delle accise. A confermare i lavori in corso è il viceministro dell’Economia Maurizio Leo: sull’attivazione del meccanismo delle accise mobili, che allungherebbe lo sconto sul diesel – dice – “ci stiamo ragionando, non c’è una decisione presa, ci stiamo lavorando”.





