Il blitz emiratino di Giorgia Meloni è un tampone al caro vita che impazza: sotto le cupole del Bayan Palace, la premier strappa all’emiro del Kuwait l’impegno a mantenere il tetto al prezzo della benzina nei distributori di Q8 in Italia finché ci sarà bisogno. Dunque fino a fine anno, come nel frattempo annuncia l’Eni. Ma è una disponibilità anche più larga, raccontano fonti italiane, che potrebbe proiettarsi più in là nel tempo, nel caso in cui la crisi continuasse a mordere. È un tampone, appunto. Riguarda circa 3mila pompe di benzina e diesel disseminate nello Stivale.
Ma non basta a rassicurare gli autotrasportatori, anche perché al governo sanno bene che il grosso dei “padroncini” si approvvigiona di gasolio «extrarete», cioè venduto e consegnato fuori dai circuiti commerciali degli automobilisti privati. Non a caso il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, insieme a Matteo Salvini, sta cercando di capire come provare a estendere il price cap pure alle imprese dell’«extrarete», che di norma dovrebbe essere meno costoso di quello commerciale e invece, da settimane, avviene l’opposto. È alle viste un incontro la prossima settimana con i vertici del comparto. Ma una soluzione pratica – di risorse e di strumento – ancora non c’è.
Rientrando di notte dal Golfo, Meloni tira comunque un sospiro di sollievo: a metà mattina apprende della smobilitazione dei blocchi da parte dei camionisti campani. Il governo, all’alba, aveva giocato pure l’ultima carta: una lettera dell’esecutivo spedita alla prefettura di Napoli autorizzava le forze dell’ordine a identificare gli ultimi ribelli, per consegnare loro l’ordine di precettazione per chi trasporta tre tipologie di merce: il carburante, i generi alimentari e i farmaci. La prefettura alla fine non si è mossa, perché la protesta è rientrata all’ultimo momento. Ma quella direttiva, spiegano fonti del governo, resta valida nel caso in cui nei prossimi giorni il sistema si bloccasse di nuovo.
Intanto, dal Golfo, Meloni ringrazia lo sceicco Misha’al Al-Ahmad Al-Sabah per un «segnale concreto della solidità delle relazioni tra Italia e Kuwait». Sostiene che «il confronto diplomatico» abbia prodotto «misure di rilievo per cittadini e sistema produttivo». A Palazzo Chigi negano seccamente che la visita fosse figlia delle tribolazioni legate ai prezzi della benzina: è la «tredicesima nelle nazioni del Golfo» della premier e la trasferta «raccoglie un invito rivolto da tempo dall’emiro».
Nel corso del bilaterale, l’energia è il dossier più corposo. Si parla dei nuovi investimenti di Q8 in Italia. Meloni sigla un memorandum d’intesa per rafforzare gli investimenti diretti tramite l’Ice, l’istituto del commercio estero, e l’agenzia kuwaitiana. Nell’action plan diffuso a fine summit, si parla di cooperazione per «sviluppare mercati per combustibili sostenibili, come l’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio, i biocarburanti e il biogas». Ma anche di collaborazione per lo stoccaggio e la distribuzione di energia elettrica e per la ricerca di minerali critici. Fonti di governo negano invece che si sia discusso di un aumento delle forniture di carburante verso l’Italia.
Nel chiuso del Bayan Palace, si parla anche di difesa. Leonardo firma una lettera d’intenti con il governo dell’emirato per una cooperazione industriale, mentre un protocollo autorizza i carabinieri ad addestrare, anche in Kuwait, la guardia nazionale dello Stato emiratino. In campo economico, c’è l’impegno a promuovere commerci bilaterali e a incoraggiare nuove partnership tra mare, aerospazio e cibernetico. Ma il grande cruccio della premier resta uno, la benzina.





