Fu Roma, e non Firenze, la citta’ dove Leonardo Da Vinci inizio’ a dipingere la Gioconda: ne e’ convinto Scott Lund, scrittore investigativo di Los Angeles, che domani, in un evento a Roma, promette di svelare “prove alla mano” il “segreto” di Monna Lisa. “L’idea che Monna Lisa fu dipinta a Firenze e’ il piu’ grande inganno che la storia dell’arte abbia mai conosciuto”, sostiene l’esperto americano, autore di un volume dal titolo “Mona Lisa Code”, che evoca il fortunato romanzo di Dan Brown ‘Il codice Da Vinci’.

Secondo Lund, dopo l’invasione di Milano da parte di Luigi XII, l’artista non riparo’ a Venezia e quindi a Firenze bensi’ a Roma, che si preparava per il grande Giubileo del 1500. E fu proprio nella Citta’ eterna che Leonardo avrebbe iniziato a dipingere la piu’ celebre delle sue opere, “ben prima del 1503, data indicata dagli storici”. Ma quali sono le prove in mano a Lund? Sul punto l’esperto non intende concedere troppe anticipazioni: “le prove sono nel dipinto stesso”, assicura. Di piu’: il celebre paesaggio che incornicia l’enigmatico volto della Gioconda, lungi dal rappresentare uno sfondo immaginario – come ritenuto dai piu’ -, traccia in realta’ “una mappa molto precisa”. Seguendo le indicazioni nascoste nel dipinto, Scott Lund promette di poter mostrare al pubblico il luogo esatto in cui la Monna Lisa prese forma sulla tela di Leonardo. La conferenza, non a caso, prendera’ avvio al Colosseo, ai piedi dell’Arco di Costantino (ore 15), a poca distanza dal luogo in cui sorgeva il Tempio di Giano, nel Foro romano. Proprio la simbologia del dio bifronte, infatti, secondo l’esperto americano, e’ il filo conduttore del dipinto. Leonardo “era intrigato dall’idea che la madre e il bimbo che porta nel grembo condividano una stessa, singola anima. Su questo tema lascio’ degli scritti e i suoi tentativi di afferrare il mistero dell’anima condivisa erano forse alla base delle autopsie che effettuo’ su feti e uteri”. Lungi dall’essere il ritratto di una donna mortale, la Gioconda sarebbe quindi l’emblema del mistero della Vita nascente, espresso attraverso il simbolismo del dio romano. “Ispirandosi alla dualita’ di Giano, Da Vinci riusci’ a realizzare la rappresentazione pittorica di due corpi come una sola entita’ metafisica”. Di qui le fattezze androginiche della Gioconda, plastica raffigurazione di “due facce in una”. Di qui, ancora, le due basi di pilastri su entrambi i lati della figura centrale, che sostengono il tema della biformita’, creando le basi del simbolo primario di Giano, l’arco. Di qui, infine, il nome stesso del soggetto che, anagrammato, origina le parole latine ‘Anima Sol’, o ‘Anima di Giano’, visto che il mito del dio Sole, conclude Lund, altro non fu che l’evoluzione dell’arcaico dio Giano.

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