Dalle tecniche comunicative per creare empatia «sburocratizzando» il linguaggio a quelle di vera e propria autodifesa fisica facenti parte del karate, il tutto con l’obiettivo di prevenire aggressioni verbali e ovviamente fisiche che avvengono sempre più spesso negli ospedali e in particolare nei primi punti di arrivo e accoglienza degli utenti, i pronto soccorso. È quanto previsto dal «Corso in tecniche di comunicazione preventive a manifestazione di aggressioni verbali e fisiche» inserito dall’Ordine professionale degli infermieri di Caserta – conta settemila iscritti – nel piano formativo 2021-2022 e partito con le prime otto ore di tecniche della comunicazione, quindi ci saranno giornate dedicate ancora al linguaggio e alla difesa fisica, con istruttori di karate che insegneranno le regole base dell’arte marziale. Un corso tra i primi in Italia che risponde alle tante aggressioni patite dagli infermieri che lavorano in ospedali e cliniche del Casertano. «L’abbiamo ideato – spiega Gennaro Mona, presidente dell’Ordine casertano – perché negli ultimi anni, complice anche l’esasperazione dovuta al Covid e al fatto che l’ingresso nei reparti era vietato, sono aumentate le aggressioni specie verbali ma anche quelle fisiche verso gli infermieri, specie quelli che sono al front office». Peraltro il Ministero della Salute è dal 2007 che, attraverso almeno otto raccomandazioni, sollecita le Asl a organizzare corsi per insegnare agli infermieri come porsi verso gli utenti, nel tentativo di umanizzare quei luoghi dove la sofferenza, l’ansia, la paura, possono fare da detonatore a episodi di violenza verbale o fisica. «Gli infermieri – spiega il giornalista Pasquale Di Benedetto, docente del corso – devono tener necessariamente conto di tanti fattori quando si trovano di fronte utenti che necessitano di assistenza, dalla condizione emozionale, visto che in ospedale si arriva per qualcosa di brutto per cui c’è un misto di emozioni, dallo stress alla paura. L’infermiere deve rassicurare il paziente, metterlo a suo agio, non avere un atteggiamento distaccato, né burocratico o amministrativo, ma calarsi empaticamente nello stato in cui è l’utente».

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