Caro-benzina, ipotesi accise mobili allo studio: faccia a faccia tra Meloni e Giorgetti

Il governo batte un colpo. Mentre i prezzi di benzina e gasolio continuano la loro corsa, con un pieno di diesel che costa un euro in più da un giorno all’altro, secondo i calcoli dell’Unione nazionale dei consumatori, la premier Giorgia Meloni e il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti si vedono a Palazzo Chigi per studiare le possibili mosse per mettere un argine a quello che sembra un fiume in piena. Sono fonti di Chigi a far sapere che “il governo è al lavoro sul caro-benzina”. Sul tavolo ci sono “le possibili iniziative da adottare, anche con riferimento – dicono dall’esecutivo – all’eventuale attivazione delle accise mobili”. Ovvero, la proposta che la segretaria pd Elly Schlein ha avanzato ventiquattr’ore fa.

Il sentiero è stretto. Perché da un lato il tesoretto non c’è più. Dall’altro economisti e organizzazioni internazionali bocciano aiuti a pioggia, a cominciare da un taglio indiscriminato delle accise che zavorra i conti pubblici, spinge verso l’alto i consumi di carburanti (e naturalmente i loro prezzi) e aiuta anche chi non ne avrebbe bisogno.

L’ultima a bocciare tagli orizzontali è stata la presidente della Bce, Christine Lagarde, nella conferenza stampa con la quale ieri ha presentato la decisione del board di non alzare il costo del denaro. Almeno per il momento. “Le misure pubbliche in risposta allo shock energetico dovrebbero essere circoscritte e temporanee”.

Sullo sfondo restano le sirene dell’inflazione, che oggi l’Fmi stima al 2,9% per l’Italia, nel 2026, con la Banca centrale europea che ieri ha messo in guardia sui rischi “orientati al rialzo” in tutta l’area euro. “Lo shock energetico potrebbe intensificarsi ulteriormente e i suoi effetti sugli altri prezzi e sui salari potrebbero essere più forti di quanto attualmente previsto”. Gli italiani lo sanno bene.

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