La figlia che nel subire una gravissima violenza sessuale rischia di morire e la madre che, grazie alla fede, trova la forza di perdonare l’aguzzino. E’ quanto accade all’Aquila nel drammatico caso della studentessa ventenne violentata selvaggiamente nella notte tra l’11 e il 12 febbraio scorsi fuori dalla discoteca Guernica di Pizzoli (L’Aquila), un gesto per il quale e’ in carcere Francesco Tuccia, 21enne militare della provincia di Avellino, di stanza all’Aquila, accusato di tentato omicidio e violenza sessuale aggravata. La ragazza, residente nel Lazio, era in Abruzzo per studiare.

Proprio nel giorno in cui la giovane e’ uscita dal reparto di ginecologia dell’ospedale aquilano, la protagonista involontaria diventa la madre; per venti giorni non si e’ staccata dal capezzale della figlia, sotto choc, incapace di ricordare poco o nulla di quella maledetta notte, e con profonde ferite interne ed esterne nella zona genitale. ”Perdonare il giovane che ha fatto tanto male a mia figlia? Credo che quel ragazzo sia uno strumento, vengo da una cultura cristiana. Odio, rancore e vendetta non servono a nulla. La giustizia umana e’ compito degli uomini, faro’ una preghiera per tutti, anche per il ragazzo – ha spiegato all’ANSA, subito dopo che la figlia aveva lasciato l’ospedale e stava per raggiungere il tribunale dell’Aquila, per essere ascoltata per la prima volta dal pm titolare dell’inchiesta, David Mancini. ”Ci vorra’ molto prima che mia figlia si riprenda – continua la donna -. Quanto e’ accaduto e’ come uno tsunami che si abbatte su una famiglia e ne sconvolge la tranquillita’. Non si puo’ spiegare, la realta’ supera veramente l’immaginazione. E non si tornera’ piu’ come prima”. Nonostante sia distrutta dal dolore e dalla sofferenza, la donna riesce a fare anche autocritica: ”Dobbiamo mettercela tutta. Impegnarci e lottare perche’ queste cose non accadano piu’ – prosegue -. Questi fatti investono aspetti piu’ complessi: vorrei dirlo alle famiglie, ai genitori, che non si risolvono non facendo uscire di casa i nostri figli. Tirano infatti in ballo il livello sociale e di educazione, in tal senso tutti siamo un pochino responsabili, genitori, insegnanti, autorita’, e non perche’ non abbiamo fatto, ma probabilmente perche’ abbiamo omesso qualcosa”. Intanto, stamani la giovane non e’ riuscita a ricordare molto di quei drammatici momenti, anche se la Procura della repubblica ha ritenuto ”utili alle indagini le poche cose” dette. Poi, e’ partita per una localita’ segreta, ”scortata” dai genitori per cercare di rimarginare una ferita gravissima.

 

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