Eternit, la Cassazione: responsabilità Schmidheiny fino al giugno 1986

Per la Cassazione “la consumazione del reato di disastro non può considerarsi protratta oltre il momento in cui ebbero fine le immissioni delle polveri” d’amianto “prodotte dagli stabilimenti” gestiti da Stephan Schmidheiny e cioè “non oltre il mese di giugno dell’anno 1986, in cui venne dichiarato il fallimento delle società del gruppo”. Lo scrivono i supremi giudici nelle motivazioni del verdetto Eternit. Con il fallimento – scrive la Cassazione – “venne meno ogni potere gestorio riferibile all’imputato e al gruppo svizzero” e gli stabilimenti (Casale Monserrato e Cavagnolo in Piemonte, Napoli-Bagnoli in Campania e Rubiera in Emilia, cessarono l’attività produttiva “che aveva determinato e completato per accumulo e progressivo incessante incremento la disastrosa contaminazione dell’ambiente lavorativo e del territorio circostante”.

 

 

Ultime notizie

La Politica che serve: “Dimissioni collettive per il bene di Aversa, città paralizzata”

Tutti a casa. Senza aspettare che la crisi politica si trasformi in una paralisi amministrativa. La Politica che Serve, gruppo di opposizione rappresentato in...

Parlamento & Governo

Divieto social agli under 14, le opposizioni: “Noi pronti a votarlo, è stata Meloni a frenare”

D’accordo nel merito, diffidenti rispetto all’ennesimo rilancio. Le opposizioni sono pronte ad accogliere l'apertura della premier Giorgia Meloni, consegnata a Repubblica, a limitare l'accesso...