Napoli, oltre un milione dal Monaldi alla famiglia di Domenico: “Ora bisogna fare giustizia”

«Nessuna cifra mi restituirà mio figlio, ma abbiamo accolto subito questo accordo per evitare lo strazio del procedimento civile. Non siamo mai stati interessati ai soldi, ma solo a che venga fatta giustizia nel processo penale. È l’unica cosa importante». Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico, il bimbo di due anni e mezzo, morto a febbraio dopo che gli fu trapianto al Monaldi di Napoli un cuore danneggiato da ghiaccio sintetico, accoglie con estrema serenità la notizia che arriva dall’Azienda ospedaliera dei colli da cui dipende l’ospedale partenopeo. Accordo stragiudiziale raggiunto per un risarcimento che si dovrebbe aggirare tra 1,2 e 1,5 milioni, ma i dettagli economici sono coperti da un patto di riservatezza che vincola le parti. I beneficiari sono sei: genitori, due nonni e i due fratellini.

“L’avvocato della famiglia ha accettato la proposta transattiva, siglando la conclusione di una complessa vicenda legale – scrive in un nota l’Azienda dei Colli – L’accordo giunge al termine di un lungo e articolato lavoro di analisi”. E ancora: “Questo rigoroso percorso di verifica ha permesso di ricostruire ogni aspetto della vicenda con la massima precisione scientifica e legale. La proposta formulata si caratterizza per il totale rispetto delle normative vigenti in materia”.

Istruttoria tecnica condotta da un’équipe di cardiochirurghi, cardiologi, anestesisti e medici legali che si è basata su griglie e dati oggettivi per garantire l’equità e la congruità del ristoro economico. Alla fine la cifra del risarcimento è «congrua e dignitosa e sono pienamente soddisfatto soprattutto per aver evitato un processo civile che avrebbe causato ulteriore dolore ai miei assistiti», conferma Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Mercolino-Caliendo che in una fase iniziale aveva ipotizzato un risarcimento di 3 milioni in vista di una battaglia legale con il Monaldi che poi non c’è stata.

«La firma dell’accordo – precisano gli avvocati Raffaella Di Nardo e Arturo Testa, che hanno assistito da esterni l’azienda ospedaliera – non costituisce una ammissione di responsabilità. Si tratta di una valutazione prognostica sul rischio processuale che bilancia la tutela dell’ente pubblico e le sue risorse».

Resta “impregiudicato il diritto dell’ospedale di esercitare, ricorrendone i presupposti di legge, le azioni di rivalsa e di regresso nei confronti dei soggetti che dovessero essere ritenuti responsabili all’esito dei giudizi”, sottolinea l’Azienda dei Colli. Vuol dire che potrà chiedere un eventuale risarcimento danni ai medici indagati qualora siano ritenuti responsabili e condannati e lo stesso potrà scegliere di fare con l’ospedale di Bolzano, dove fu espiantato l’organo poi danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto verso Napoli.

E adesso, la famiglia di Domenico, dopo mesi di contrapposizione anche dura, spera di avere a fianco nel processo proprio l’ospedale Monaldi. «Ci dobbiamo solo preparare al processo penale – ripete Patrizia – non vediamo l’ora di guardare quei medici negli occhi. Vogliamo sia fatta giustizia e che tragedie come quella del mio piccolo non si ripetano. Devo dire la verità: la rabbia è molto più forte del dolore. Martedì scorso era l’onomastico di Domenico. E non l’ho potuto abbracciare».

A settembre, intanto, e atteso l’incidente probatorio sui due cuoricini e il riesame sulla interdizione dalla professione medica disposta a giugno dal gip per il cardiochirurgo Guido Oppido (di 12 mesi) e per la sua vice Emma Bergonzoni (di 6 mesi), che il 23 dicembre 2025 hanno eseguito il trapianto di cuore fallito.

Per la morte del “piccolo guerriero”, sono indagati, con l’ipotesi di omicidio colposo, sette medici. Il processo potrebbe partire a inizio del prossimo anno.

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