Scherma, violenza sessuale su un’atleta minorenne: arbitro condannato a 2 anni e 4 mesi

Colpevole e condannato a due anni e quattro mesi per violenza sessuale nei confronti di un’atleta all’epoca dei fatti minorenne. Il Tribunale di Rimini ha emesso una sentenza di condanna in primo grado nei confronti di Emanuele Bucca, 47enne ex arbitro internazionale di scherma originario di Mazara del Vallo. Il pubblico ministero Luca Bertuzzi aveva avanzato una richiesta di 5 anni.

L’episodio a Riccione nel 2021
La vicenda risale al maggio 2021: i fatti sarebbero avvenuti in un albergo di Riccione, dove la ragazza si trovava per partecipare ai Campionati italiani di scherma Cadetti e Giovani. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Bucca avrebbe approfittato della condizione di vulnerabilità della minorenne (che non stava bene in quel momento) mentre entrambi si trovavano da soli nella stanza di un hotel della Riviera. L’uomo avrebbe provato più volte a baciare la ragazzina, l’avrebbe invitata a stendersi sul letto e poi l’avrebbe ripetutamente toccata nelle parti intime. La giovane avrebbe però reagito, riuscendo infine ad allontanarsi. Per gli inquirenti, Bucca avrebbe agito approfittando della condizione di inferiorità fisica della ragazzina.

Il precedente
Bucca, arbitro siciliano di sciabola, attivo alle Olimpiadi di Tokyo, era già stato sospeso per 30 giorni in precedenza dalla Federscherma dopo che una giovane aspirante arbitra lo aveva accusato di molestie, sostenendo che il 46enne l’avrebbe invitata ad appartarsi insieme a lui in hotel tentando di convincerla a concedersi in cambio di un aiuto nel superare l’esame di abilitazione alla professione. La vicenda si era conclusa con un patteggiamento.

I risarcimenti
In quanto parti civili, la ragazza e la sua famiglia saranno risarcite per un totale di 21 mila euro. La Federscherma, a sua volta costituitasi parte civile, aveva fatto richiesta di un risarcimento simbolico pari a 1 euro. “L’obiettivo dell’azione legale non è l’arricchimento economico” spiega il legale della Federscherma Guido Settimj, “ma la ricerca della giustizia, il riconoscimento del danno subito e la solidarietà alle vittime. Costituendosi parte civile e chiedendo un solo euro, l’attenzione del processo resta focalizzata interamente sull’accertamento della verità e sulla responsabilità penale e morale dell’imputato, privando la controparte dell’argomentazione di un agire per speculazione finanziaria. Spesso questa scelta viene compiuta da associazioni, enti no-profit o fondazioni. Lo scopo è “sposare la causa” della vittima, dimostrando la presenza della società civile al suo fianco senza gravare eonomicamente. Una sentenza di condanna che accoglie la richiesta di un euro sancisce ufficialmente che il reato è stato commesso e ha leso un diritto, offrendo una riparazione d’onore che per la vittima vale molto più di qualsiasi cifra in denaro”.

La difesa
“Faremo ricorso con la fiducia di ottenere un’assoluzione o una ulteriore diminuzione della pena”, spiega l’avvocato di Bucca, Venier Nanni.

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