Cesa, gay pride al Parco della Legalità: confronto, storie e festa per i diritti. Il parroco invitato come psicologo

Un insulto. Una battuta. Un dito puntato. La discriminazione può cominciare così: dal tentativo di ridurre una persona al suo orientamento sessuale. È da questa realtà che prende le mosse “Cesa Arcobaleno – Pari Orizzonti”, in programma domani, 10 ottobre, al Parco della Legalità, in via Berlinguer. Sulle tematiche dell’omosessualità e sui diritti delle persone LGBTQ+ si sono fatti passi avanti. Ma il percorso è ancora lungo: c’è ancora chi rischia di essere giudicato, escluso o additato per ciò che è. La giornata, organizzata da Maria Verde, alternerà attività per i bambini, momenti di confronto e spettacolo.

Iniziativa al Parco della Legalità

Alle 17.30 si comincia con “Gli stand del confronto”: stand tematici e un presidio di ascolto e dialogo aperto alla cittadinanza. In programma anche la mostra fotografica “ADDOSSO”, a cura di Antonio Mocciola. Alle 18.30 l’appuntamento è con “Priscilla, Drag Queen”: “L’ora delle storie”, con favole e racconti per bambini dai 5 ai 10 anni, e “Storie e voci per i più grandi”, un monologo che invita alla riflessione e alla responsabilità collettiva. Alle 19.30 si terrà la tavola rotonda, moderata da Antonio De Rosa. Dopo i saluti del sindaco Enzo Guida, interverranno professionisti, rappresentanti di associazioni e attivisti. I nomi e i ruoli indicati nella locandina sono riportati nella tabella. Alle 21 spazio a “La festa condivisa”, con musica, danza e dj set a cura di GP Entertainment.

Giuseppe Schiavone

C’è poi un accostamento che merita qualche osservazione. Da una parte Famiglie Arcobaleno, Associazione Genitori Omosessuali; dall’altra il dottor Giuseppe Schiavone. Nel suo caso il titolo non è una patente di cortesia distribuita con quella generosità tutta italiana che in Campania si estende persino alle persone appena alfabetizzate. Schiavone è un vero accademico. Ma in questo caso la qualifica che conta è un’altra: parroco di Cesa.

La locandina lo presenta come psicologo. L’invito valorizza la sua competenza professionale, ma la sua presenza porta inevitabilmente con sé anche il ruolo ecclesiastico. Resta lo stridore tra l’associazione, che dà voce alle famiglie omosessuali, e la dottrina della Chiesa cattolica, che non riconosce le loro unioni come matrimonio. L’invito parla allo psicologo, la presenza richiama il parroco. Quanto può spingersi l’inclusione se il riconoscimento si ferma davanti alla porta del matrimonio?

Pari diritti per tutti

Ma sia chiaro, l’iniziativa di domani è encomiabile. Serve a portare il tema fuori dalle formule astratte e dentro la vita pubblica, dove esperienze e pregiudizi possono essere messi a confronto. È giusto promuoverle ed è giusto partecipare: la sensibilizzazione non si delega agli organizzatori e non si esaurisce nell’applauso a fine intervento. Comincia dall’ascolto e continua nelle scelte di ogni giorno.

Sul piano socioculturale i progressi ci sono stati, ma non hanno cancellato discriminazioni, giudizi e dita puntate. Il rispetto deve smettere di essere una parola buona per una giornata e diventare un comportamento seguito davvero tutti i giorni. Se finisce quando termina la festa, l’arcobaleno è solo una parentesi in una realtà senza colori.

Mario De Michele

LA LOCANDINA DELLA MANIFESTAZIONE

 

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