Rc Auto, ecco le novità della riforma: dal bonus malus al risarcimento diretto

Sembrava destinata a una lunga traversata nel deserto, invece la riforma dell’rc auto ha messo il turbo e già entro la fine dell’inverno potrebbe vedere la luce. La novità è che il Ddl Concorrenza, già approvato in Consiglio dei ministri e atteso a breve in commissione Attività produttive alla Camera, conterrà una delega per riformare il settore assicurativo che scadrà non dopo nove mesi, come previsto all’inizio, ma quattro mesi dopo l’entrata in vigore della legge. Ipotizzando un’approvazione del Ddl entro ottobre, la delega scadrebbe quindi intorno alla fine di febbraio. I principali temi sul tavolo sono la riforma del bonus malus e il perfezionamento del risarcimento diretto. Entrambi temi che le associazioni di consumatori indicano da tempo come problematici.

Più veloce, non immediata
Prima di continuare, è bene ribadire un aspetto: l’approvazione del Ddl Concorrenza non comporterà alcuna novità nell’rc auto, ma avrà comunque un ruolo importante, quello di far partire il conto alla rovescia. Una volta avuto l’ok del Parlamento ed entrato in vigore il provvedimento, entro quattro mesi il governo dovrà adottare dei decreti legislativi che – questi sì – riformeranno il settore. E ciò significa che i tempi si stringono anche per Ivass e Antitrust, che appena nel giugno 2026 avevano annunciato l’avvio di un’indagine conoscitiva proprio per approfondire e trovare una soluzione ai due nodi dell’rc auto. Generalmente queste indagini durano molti mesi, anche oltre un anno, perché devono essere ascoltate tutte le parti in causa – nel caso specifico dalle compagnie assicurative ai consumatori, passando per agenti e riparatori – ma stavolta i tempi sono contingentati. Non è un aspetto secondario perché ci si aspetta che siano proprio Ivass e Antitrust a suggerire cosa cambiare, aggiungere o eliminare dell’attuale normativa.

Il bonus malus
È il sistema delle classi di merito, per cui un anno senza incidenti consente di salire di un livello, mentre un sinistro con colpa comporta la discesa di due. In base alla classe di merito le compagnie stimano la rischiosità del cliente e cuciono su misura le tariffe da applicare: ovviamente più alta è la classe, maggiore sarà il premio e viceversa. Ecco il punto: il meccanismo si è inceppato. Vent’anni dopo l’approvazione della riforma Bersani, che ha consentito ai familiari conviventi di ottenere la stessa classe di merito di un altro componente (il classico esempio del figlio neopatentato che finisce in classe 1 perché convive con la madre e il padre), oggi la stragrande maggioranza degli automobilisti è già in prima classe. Di conseguenza le compagnie non possono più utilizzare il bonus malus per stimare in modo (più o meno) preciso il rischio dei propri clienti. E per questo si sono inventate le “classi interne”, cioè un’altra graduatoria di rischiosità, in base alle informazioni che possiedono. Ma le classi interne non sono trasparenti, e ogni compagnia ha le proprie.

L’idea allora, si legge nel Ddl Concorrenza ancora non approvato è di basare il bonus malus “su una più ampia disponibilità di informazioni e su metodologie di valutazione del rischio maggiormente evolute, in modo da meglio valorizzare i comportamenti di guida virtuosi e ridurre il peso relativo di alcune variabili indirette, e in particolare quella territoriale”. In altri termini, si proverà a restituire alle compagnie assicurative uno strumento affidabile per valutare i propri clienti. E allo stesso tempo, si metterebbe fine alla discriminazione che molti automobilisti virtuosi subiscono per il solo fatto di vivere in province ad alta sinistrosità. L’obiettivo è quello di abbassare il premio annuale a chi dimostra di guidare con prudenza e soprattutto senza provocare incidenti.

Il risarcimento diretto
L’altro tema, anche questo molto sentito dalle associazioni di consumatori, è il funzionamento del risarcimento diretto. Con il passare degli anni questa formula è diventata obbligatoria per tutte le compagnie, comprese quelle estere che operano in Italia, e comporta che la compagnia risarcisca il proprio cliente per poi farsi rimborsare dalla controparte, ma non per l’esatta somma della riparazione, bensì in base a tabelle prestabilite, i cosiddetti “forfait”. Per cui su ogni singolo incidente a una compagnia potrebbe andar bene, cioè guadagnarci, ma anche molto male, cioè perderci migliaia di euro. Questi squilibri rischiano di distorcere il mercato. Il Ddl Concorrenza chiederà di legiferare per “perfezionare ed efficientare la procedura di risarcimento diretto, anche mediante la rivisitazione della metodologia di calcolo dei valori dei forfait a beneficio di una maggiore trasparenza e concorrenza, senza pregiudizio per la stabilità dei premi assicurativi”. Non è insomma in discussione il risarcimento diretto – che diversi addetti ai lavori additano come uno dei principali colpevoli per il caro rc auto – ma si tratterebbe di fargli un tagliando. Come? Lo scopriremo nei prossimi mesi.

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