Il deficit resta al 3,1%, Giorgetti: “Prendiamo atto, ma c’è rammarico”. Salvini attacca l’Ue

Alla vigilia del verdetto si era detto “non fiducioso, ma speranzoso”. Ma ora che l’Istat ha confermato che l’asticella del deficit è rimasta sopra il 3% l’anno scorso, tenendo l’Italia sotto procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo, l’auspicio di Giancarlo Giorgetti si tramuta in delusione. “Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto deficit-Pil 2025”, commenta a caldo il ministro dell’Economia. Dal dato alle conseguenze. Il titolare del Tesoro aggiunge che “purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp (Documento di finanza pubblica ndr), questo potrà accadere nel 2027”.

Salvini chiede lo scostamento di bilancio e attacca l’Ue
“È surreale – dice il leader della Lega Matteo Salvini – che nel 2026 la seconda potenza industriale d’Europa, la quinta potenza esportatrice al mondo debba dipendere da meccanismi e logiche dello ‘zero virgola’ per capire se può o non può investire nel suo futuro. Non sarà questo 0,1 a condizionare o a limitare la nostra voglia di investire, innovare, mettere in sicurezza”. Ma il vicepremier aggiunge anche che la manovra non potrà essere solo difensiva e sarà necessario aumentare il debito pubblico. “Dobbiamo affrontare una legge di Bilancio che punta sugli investimenti, sullo sviluppo, sul futuro, sulla riforma delle pensioni, sull’aumento degli stipendi, quindi a me dello zero virgola in più o in meno interessa zero – le parole di Salvini – solo come ministero (dei Trasporti, ndr) a me servono 8 miliardi cash a fine anno per pagare i lavori già fatti”. Per cui in manovra “è evidente che serve uno scostamento di bilancio da miliardi”.

Il Pd: “Smacco per Meloni e Giorgetti”
Le opposizioni incalzano il governo. “La conferma del deficit 2025 al 3,1% è una notizia non positiva per l’Italia e uno smacco per Meloni e Giorgetti”, commenta il responsabile economico del Pd Antonio Misiani. “In questi anni – aggiunge – hanno puntato tutto sulla stabilità dei conti, portando la pressione fiscale al massimo dal 2014 e tagliando molti servizi pubblici, a partire dalla sanità: questa politica di austerità ha però depresso la crescita, che nel 2025 si è attestata al terz’ultimo posto in Europa nonostante il Pnrr”. Poi l’alert sulla manovra: “Il governo – dice ancora Misiani – eviti una finanziaria di mance e mancette, quello di cui abbiamo bisogno è una vera strategia per la crescita, perché l’Italia si è fermata e se l’economia non riparte anche i conti pubblici rischiano di peggiorare nuovamente”.

I 5 stelle: “L’austerità non ha portato a nulla”
Per i parlamentari M5s delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, “i dati Istat di oggi certificano che aver fatto quattro anni di austerità a colpi di avanzo primario, e quindi di tagli e tasse, e aver imbellettato i conti con escamotage vari, come la riclassificazione in bilancio dei crediti d’imposta edilizi, ha portato al nulla: deficit ancora sopra il 3%, debito pubblico in aumento e pressione fiscale da record, nonostante in piccola variazione al ribasso per il 2025”. Poi l’attacco al titolare del Mef: “Oggi più che mai il ministro Giorgetti deve guardarsi allo specchio e trarne tutte le dovute conclusioni”.

 

 

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