La Politica che serve: “Dimissioni collettive per il bene di Aversa, città paralizzata”

Tutti a casa. Senza aspettare che la crisi politica si trasformi in una paralisi amministrativa. La Politica che Serve, gruppo di opposizione rappresentato in consiglio comunale da Mario De Michele, rompe gli indugi e invita tutti i consiglieri a valutare le dimissioni collettive. Un aut aut che arriva nel pieno della crisi aperta dalle dimissioni del sindaco Franco Matacena. L’obiettivo dichiarato è porre fine all’incertezza istituzionale che grava su Aversa. Una presa di posizione netta mentre la maggioranza continua a fare i conti con le proprie divisioni e sullo sfondo si profilano nuovi interrogativi sulla gestione della città. Il messaggio è chiaro: game over. Almeno per chi ritiene che l’attuale esperienza amministrativa sia ormai giunta al capolinea.

Il municipio di Aversa

LE BEGHE POLITICHE PARALIZZANO L’ASSISE
La notizia che ha acceso la polemica riguarda la richiesta di rinvio della seduta consiliare. Un altro capitolo della soap opera amministrativa. “Le beghe politiche non possono e non devono compromettere il funzionamento della macchina amministrativa”, denuncia La Politica che Serve. Un richiamo che suona come una bocciatura della gestione della crisi. Perché mentre i protagonisti della maggioranza cercano di salvare equilibri e posizioni, la città continua ad avere problemi concreti. Che non possono essere messi in stand-by in attesa di un accordo tra le varie anime della coalizione. Il rischio è che il redde rationem politico si trasformi in un ostacolo al normale funzionamento delle istituzioni. E che il business as usual della macchina comunale diventi un miraggio.

STUDENTI IN CORTEO, NODO SICUREZZA
Ma il gruppo politico capitanato dall’ex sindaco Alfonso Golia solleva una questione ancora più delicata. Questa mattina numerosi studenti degli istituti superiori sono scesi in strada per una manifestazione pacifica, attraversando diverse arterie cittadine. Una mobilitazione che richiama il diritto dei giovani a manifestare e a far sentire la propria voce. Un diritto che deve essere accompagnato dalle necessarie garanzie di sicurezza. La Politica che Serve pone interrogativi precisi: “Ci chiediamo se siano state attivate tutte le necessarie misure di sicurezza, se siano stati predisposti adeguati presidi e se siano state tempestivamente allertate le autorità competenti”. Domande che richiedono risposte puntuali. La sicurezza non conosce vacatio politica. Non va in pausa quando una maggioranza entra in crisi. E non può essere subordinata alle trattative per la sopravvivenza di una giunta. Il gruppo chiede dunque di chiarire quali misure di prevenzione e coordinamento siano state adottate per garantire l’incolumità degli studenti e degli altri cittadini. La tutela della sicurezza pubblica non può diventare una questione secondaria nell’agenda politica. È un dovere istituzionale. Qui e ora.

Franco Matacena

MATACENA ANCORA IN CARICA
C’è poi un aspetto istituzionale che La Politica che Serve mette al centro della propria denuncia. Le dimissioni del sindaco non sono ancora efficaci. Matacena resta formalmente alla guida del Comune. E con lui rimangono in carica la giunta e il consiglio comunale. Nessun liberi tutti. Nessuna sospensione delle responsabilità. “Le responsabilità istituzionali non vengono meno e la città non può essere lasciata nell’incertezza”, sottolinea il gruppo di opposizione. La crisi politica non può diventare un alibi per l’immobilismo amministrativo. Tanto più in una fase nella quale il trascorrere dei giorni rischia di aggravare le tensioni e compromettere la continuità dell’azione di governo. Il Comune non può essere amministrato in modalità wait and see. Aspettare e vedere. Né la gestione della cosa pubblica può dipendere da un modus vivendi provvisorio tra alleati che faticano a trovare un’intesa.

L’aula consiliare

L’AUT AUT: DIMISSIONI COLLETTIVE
La richiesta di dimissioni collettive rappresenta il passaggio politicamente più significativo della presa di posizione. La Politica che Serve invita tutti i consiglieri comunali ad assumersi la responsabilità di una scelta che potrebbe chiudere anticipatamente l’attuale esperienza amministrativa. Una proposta che punta a interrompere il logoramento della maggioranza senza attendere l’esito delle trattative interne. Il messaggio è netto. Se non esistono più le condizioni per governare, meglio prenderne atto. Senza trascinare la città in un interminabile jeu de pouvoir. Un gioco di potere che rischia di trasformare la crisi di una coalizione nella paralisi di un’intera amministrazione. È il momento delle scelte. Non delle manovre in extremis per tenere in piedi equilibri sempre più precari. La Politica che Serve chiede di mettere da parte le convenienze personali e di assumere una decisione nell’interesse della collettività. Un richiamo al principio del bonum commune, il bene comune, che dovrebbe rappresentare la ragion d’essere di ogni amministrazione. “Il bene della città deve venire prima di qualsiasi interesse politico o personale”, conclude La Politica che Serve.

Una frase che dovrebbe essere il principio elementare dell’impegno pubblico. E che invece, nella politica aversana, sembra diventata un’esortazione da ripetere a ogni crisi. La maggioranza cerca una via d’uscita. L’opposizione invoca una soluzione definitiva. Gli studenti scendono in piazza. I cittadini attendono risposte. E il Comune? Non può permettersi di aspettare che finisca la partita delle poltrone. Perché la politica può anche fermarsi a discutere. La città no.

Mario De Michele

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