Buvette consiglio regionale, Ciarambino: atti a Cantone

Gli atti emersi nel corso dell’audizione della Commissione trasparenza sul nuovo bando per il servizio buvette del Consiglio regionale saranno inviati all’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione presieduta dal presidente Raffaele Cantone”. Valeria Ciarambino, capogruppo del M5S e presidente della prima commissione speciale torna sulla vicenda buvette. “La Commissione non è un organo inquirente, siamo chiamati a sentire le parti e valutare. Si tratta di soldi pubblici, siamo obbligati a fare chiarezza”. “Abbiamo avviato delle audizioni perchè durante l’espletamento della nuova gara d’appalto per l’assegnazione del servizio di ristorazione – spiega – c’è stato un esposto di uno dei partecipanti alla gara quindi come Commissione Trasparenza, ho chiamato in causa i dirigenti regionali perchè era ed è assolutamente indispensabile fare chiarezza sulle eventuali irregolarità del bando”. “Gli elementi emersi nel corso dell’audizione – sottolinea Ciarambino – hanno messo in evidenza una serie di criticità che vanno obbligatoriamente approfondite”. “Mi pongo una domanda: ma il servizio buvette così com’è serve veramente? Dall’audizione sono emersi elementi che noi del M5S ignoravamo, sui costi che la Regione sostiene per questo servizio. Chiederemo di conoscere l’ammontare tutti i costi oltre a quelli accertati che sono di circa 100mila euro all’anno come contributo della Regione. Senza dimenticare che l’istituzione regionale mette a disposizione i locali al piano – 1, paga tutte le utenze e fornisce anche la manutenzione”. “Cercheremo di capire – continua Ciarambino – di quali costi vivi parliamo perchè riteniamo – a parte i caffè a 50 centesimi – che i prezzi del ristorante siano assolutamente assimilabili a quelli che si pagano in tanti altri ristoranti e tavole calde private presenti al Centro direzionale”. “Perchè la Regione allora finanzia il servizio buvette con il denaro dei cittadini? Si valuti di garantire il servizio, se serve, ma senza soldi pubblici”. “I consiglieri regionali con stipendi più che lauti – tranne il M5S che ne restituisce una parte – possono benissimo fare a meno di sconti caffè e togliersi di dosso il sospetto di usufruire di odiosi privilegi”.

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