Il governo italiano si prepara a chiedere a Bruxelles di utilizzare lo 0,6% del Pilper gli interventi sulla sicurezza energetica e circa lo 0,9% per sicurezza e difesa, sfruttando la flessibilità prevista dalla National Escape Clause, la clausola di salvaguardia nazionale. È il piano illustrato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nelle comunicazioni alle Camere, chiamate oggi ad autorizzare l’avvio del negoziato con la Commissione europea. Lo scostamento di bilancio arriverà solo dopo il via libera dell’Ue, quando il governo tornerà in Parlamento con gli importi definitivi.
Nel finale Giorgetti rivendica la scelta politica del governo, pur riconoscendone il costo. «È una scelta difficile» venire in Parlamento a chiedere uno scostamento per la difesa, ammette, sostenendo che anche sul fronte energetico in passato sarebbero servite decisioni «difficili e impopolari» per ridurre la dipendenza dall’estero. Poi il richiamo alla Costituzione: «Ho giurato sulla Costituzione della Repubblica e all’articolo 52 c’è scritto: “È sacro dovere del cittadino la difesa della Patria”». Per il ministro «la politica significa anche assunzione di responsabilità» e «davanti al dovere non si scalcia, non si scappa, non si diserta». È questo, conclude, «il motivo per cui io sono qui oggi». Subito dopo la replica di Giorgetti, la tensione sale nell’Aula di Montecitorio. Il deputato di Futuro Nazionale Edoardo Ziello mostra un cappio durante il suo intervento contro il ricorso al programma europeo Safe. «State mettendo un pericoloso cappio al collo dell’Italia. Il Safe è un cappio al collo nei confronti dell’Italia», dice, mentre i deputati del suo gruppo espongono cartelli con la scritta “No Safe”.
La protesta richiama uno dei gesti più controversi della storia parlamentare d’Italia: il 16 marzo 1993, nel pieno di Tangentopoli, il deputato della Lega Nord Luca Leoni Orsenigo sventolò un cappio nell’Aula della Camera durante il voto sul decreto Conso, durante la stagione di Tangentopoli e Mani pulite. Immediata la replica di Davide Faraone (Italia Viva): «Abbiamo rivisto il cappio in Aula. Prima lo usava la Lega, caro Giorgetti, ora l’onorevole Ziello». Il ministro, nella sua comunicazione al Parlamento, ha ricordato che la clausola europea, nata per consentire maggiori spese per la difesa, è stata estesa anche all’energia. Su proposta italiana, la Commissione ha previsto uno spazio aggiuntivo «fino allo 0,3% del Pil all’anno e allo 0,6% cumulato nel triennio 2026-2028» per interventi destinati a rafforzare la sicurezza energetica. Il piano del governo è quindi quello di utilizzare l’intero margine disponibile per questo capitolo e circa lo 0,9% del Pil per difesa e sicurezza.
Accise escluse, sì solo agli investimenti strutturali
Tra i chiarimenti più attesi c’è quello sulle spese che potranno essere finanziate. Restano fuori gli interventi temporanei per contenere il caro energia. Sono escluse, ha spiegato Giorgetti, «misure che mirino ad attenuare solo provvisoriamente gli effetti della crisi», come «la riduzione delle accise o altre forme di sussidio diretto o indiretto ai prodotti energetici di origine fossile». La clausola potrà invece finanziare solo investimenti che migliorino in modo permanente la sicurezza energetica e riducano la dipendenza dalle fonti fossili e dagli approvvigionamenti esteri.
Difesa, nuovi investimenti e spese correnti
Per la difesa il piano comprenderà sia investimenti sia spese di funzionamento. «Saranno previste misure sia in conto capitale sia di parte corrente», ha spiegato il ministro. Da un lato nuovi programmi pluriennali e la rimodulazione di investimenti già previsti, dall’altro l’aumento degli organici e le spese necessarie al funzionamento delle nuove dotazioni. «Il meccanismo di calcolo degli spazi effettivamente assorbiti non richiede – nemmeno in fase di presentazione del piano – una identificazione e quantificazione degli interventi alla base dell’incremento del livello di spesa, dal momento che l’addizionalità sarà valutata guardando all’evoluzione di un dato aggregato», ha aggiunto ancora il ministro.
Il nodo resta il deficit
Giorgetti ha però insistito sulla prudenza. «Ogni definitiva articolazione del piano non potrà che essere predisposta guardando alla compatibilità» con i vincoli di finanza pubblica, ha detto, spiegando che sarà necessario attendere i dati aggiornati sui conti pubblici, disponibili solo a fine settembre. Il motivo è che la clausola consente di deviare dal percorso di spesa concordato con Bruxelles, ma «gli interventi hanno pieno impatto sul deficit». Se il disavanzo dovesse restare sopra il 3% del Pil, ha avvertito il ministro, l’Italia rischierebbe di rimanere nella procedura europea per deficit eccessivo anche se lo sforamento fosse dovuto interamente alle spese autorizzate dalla National Escape Clause.
Prima il negoziato Ue, poi il voto sullo scostamento
Le comunicazioni di oggi non autorizzano ancora un nuovo scostamento di bilancio. Servono invece a consentire al governo di aprire formalmente il confronto con la Commissione europea. Entro metà agosto sarà presentata la richiesta italiana; Bruxelles la esaminerà a settembre e il via libera dovrebbe arrivare all’Ecofin di ottobre. Solo dopo quel passaggio l’esecutivo tornerà alle Camere per chiedere l’autorizzazione allo scostamento e inserire le misure nella prossima legge di Bilancio. «Il governo ha ritenuto doveroso presentarsi davanti al Parlamento e richiedere al Parlamento stesso l’autorizzazione a intavolare questa trattativa con la Commissione europea», ha spiegato Giorgetti.





