Era uno degli ultimi irriducibili della camorra casalese, custode di importanti segreti, ma dopo 26 anni di prigione, la maggior parte trascorsi in regime del carcere duro, Francesco Schiavone, noto come Sandokan, capo indiscusso del clan dei Casalesi, ha deciso di collaborare con la giustizia. Lo riporta l’edizione cartacea del quotidiano “Cronache di Caserta”. L’avvio del percorso di collaborazione da parte di Francesco Schiavone, soprannominato ‘Sandokan’, viene confermato dalla Direzione nazionale Antimafia. Secondo quanto si apprende la decisione sarebbe maturata nelle ultime settimane, durante le quali la Dna e la Dda di Napoli hanno svolto un lavoro con la massima discrezione. Schiavone è stato arrestato nel luglio del 1998 e da allora è recluso al regime del 41 bis. Da circa una settimana gli organi inquirenti lo stanno interrogando sulle dinamiche, i legami, i delitti. Un fiume di rivelazioni che aprono nuovi scenari al vaglio della magistratura e dei carabinieri del nucleo investigativo di Caserta che ora indagheranno, cercando i dovuti riscontri, su quella che sembra essere una svolta epocale nel panorama criminale. Schiavone oggi ha 70 anni. Insieme a Francesco Bidognetti fondò il clan dei Casalesi e leader della Camorra napoletana e casertana. Fu arrestato l’11 luglio del 1998 nel suo bunker a Casal di Principe. Solo due mesi fa il boss ha richiesto il rito abbreviato nel processo che lo vede imputato per tre omicidi, quello di: Luigi Diana, Nicola Diana e Luigi Cantiello. Si tratta del primo rito abbreviato nella storia giudiziaria di “Sandokan”, con noti lunghissimi trascorsi nelle aule giudiziarie a urlare la sua innocenza. Ed è stato proprio Francesco Schiavone a richiederlo, chiedendo la parola in videocollegamento con l’aula di giustizia. Nel 2018 fu il figlio Nicola, il primo della famiglia, a pentirsi e a collaborare con la giustizia. Nel 2021 anche il secondo figlio Walter decise di collaborare. Restano in carcere gli altri figli Emanuele Libero, che uscirà di cella ad agosto prossimo, e Carmine, mentre la moglie di Sandokan, Giuseppina Nappa, non è a Casal di Principe. In questi giorni le forze dell’ordine si sono recate proprio a Casal di Principe per proporre ai parenti del capoclan, tra cui il figlio Ivanhoe, di entrare nel programma di protezione, a conferma della volontà di Sandokan di collaborare con la Dda di Napoli. L’ultima volta il boss fu arrestato nel luglio del 1998 in un bunker a Casal di Principe, dove aveva trovato rifugio con la moglie e le due figlie piccole, entrambe concepite durante la latitanza. Per 26 anni ha scontato le condanne in regime di 41 bis; più volte è circolata la voce di un suo pentimento, ma non ha mai trovato conferma e anzi in una circostanza, pochi mesi dopo il suo arresto, fu lo stesso Schiavone a smentirla in una lettera inviata a un giornale locale. Nel 2014, invece, decise di collaborare con la giustizia l’altro capo dei casalesi, Antonio Iovine.

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