Il centrodestra accelera sul ballottaggio. E fissa una nuova soglia per accedervi: il 40%. Con questo emendamento, che Forza Italia ha scritto e sottoposto agli alleati, verrà modificato l’impianto e la filosofia della legge elettorale. Il significativo ritocco, osteggiato dalla Lega, sarà presentato domani in commissione Affari costituzionali del Senato, ma per ragioni regolamentari la vera conta sarà solo quella in Aula. Questo il percorso deciso per la riforma e per il doppio turno: non cambierà, a meno che la riunione tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani in agenda in queste ore non fermi l’operazione.
Ma cosa prevede questo emendamento? Viene come detto fissata la soglia del 40%, da cui tutto discende. Se nessuna forza arriva a superare questa asticella, non c’è ballottaggio e i seggi vengono distribuiti in modo proporzionale. Se invece due forze superano il 40%, accedono al ballottaggio. Chi vince al secondo turno, ottiene 70 deputati e 35 senatori come bonus, che andranno a sommarsi a quelli ottenuti con la percentuale del primo turno (esempio: se la coalizione A vince, prenderà il 43% del primo turno più il premio di 70 deputati alla Camera e 35 senatori a Palazzo Madama).
Infine, terza ipotesi: una sola coalizione ottiene il 40%, mentre le altre restano sotto. In questo caso, la coalizione arrivata prima ottiene direttamente il premio di maggioranza, senza necessità del ballottaggio.
Esistono ovviamente dei potenziali problemi anche con questo schema. Che succede se al ballottaggio la coalizione A vince alla Camera e quella B al Senato? A chi va il premio? Presumibilmente a nessuno: varrebbe il proporzionale puro del primo turno. Secondo possibile nodo: se una coalizione o due coalizioni si fermano al primo turno poco sopra il 40%, c’è il rischio che in determinate circostanze i 70 deputati e i 35 senatori del premio non bastino a superare il 50%, o permettano di farlo di un soffio, mettendo a repentaglio la governabilità. Dilemmi che i prossimi giorni dovranno risolvere.
Sarà soprattutto Meloni a decidere se andare avanti approvando il doppio turno in Aula, dando ascolto a FI. Oppure fermarsi, come chiede la Lega, terrorizzata dall’avanzata di Roberto Vannacci. I lavori in commissione serviranno comunque a poco, in questo senso: il contingentamento dei tempi farà sì che quasi certamente si finirà per trasferire il testo in Aula senza mandato al relatore. Con un effetto, determinato dal regolamento di Palazzo Madama: far decadere tutte le modifiche eventualmente approvate in Affari costituzionali, rimandando le decisioni direttamente all’emiciclo.
Tutte le forze di maggioranza voteranno infine le preferenze nello schema già proposto e bocciato a Montecitorio. La novità sarà ripresentata in un emendamento firmato da tutti i partiti della coalizione.





