POMIGLIANO D’ARCO – Si è concluso con un nulla di fatto il primo incontro tra sindacati e management di Fabbrica Italia Pomigliano, per l’esame congiunto sui 19 provvedimenti di mobilità annunciati la scorsa settimana dall’azienda per fare “posto” ai lavoratori della Fiom da assumere, così come disposto dalla Corte d’Appello di Roma.

Posizioni mantenute, sia da parte dei segretari regionali e provinciali di Fim, Uilm, Fismic e Ugl, che hanno chiesto il ritiro dei provvedimenti di mobilità, sia da parte dell’azienda, che ha ribadito “l’impossibilità al ritiro degli stessi per le attuali condizioni di mercato”. Ed il risultato è stato uno solo: aggiornarsi a data da destinarsi per continuare l’esame congiunto, e cambiare, quindi, lo scenario per 19 lavoratori della newco che rischiano il licenziamento. Ci sono 45 giorni di tempo per poter trovare una soluzione, dopodiché si passerà ad ulteriori 30 giorni durante i quali si potrebbe chiedere la mediazione dell’ufficio regionale del lavoro, e poi, se l’azienda passerà ai fatti, l’unico scenario possibile sembra essere il ricorso ai tribunali per impugnare i provvedimenti. Una lunga trafila che preoccupa i lavoratori, sia quelli della newco, che quelli ancora in cassa integrazione. Secondo Felice Mercogliano, segretario generale Fismic Campania, infatti, lo scontro tra Fiat e Fiom “farà solo vittime ‘civili’, con il rischio che sia messo in discussione il futuro dello stabilimento e di tutti i lavoratori”. Per evitare ciò, Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, ha chiesto alla Fiom “di fare un passo avanti e di riunirsi con gli altri sindacati. Ma la Fiat – ha aggiunto – deve fare un passo indietro per il bene che deve volere all’investimento fatto su Pomigliano”. Luigi Angeletti, leader della Uil, ha invece criticato la richiesta della Cgil di un decreto sulla rappresentanza: “conferma – ha detto – che la Fiom vuole violare la legge nel pretendere una rappresentanza senza aver firmato un accordo”, ed ha difeso Sergio Marchionne che, dice “in Usa è una specie di idolo, in Italia raccoglie solo critiche”. In difesa dell’Ad della Fiat, oggi anche il ministro Elsa Fornero, che ha sottolineato di considerare “Marchionne un bravo manager”. “Ha preso un’impresa in grande difficoltà e le ha dato un futuro anche nel nostro Paese – ha affermato – un manager che pensa che questo governo sta facendo cose giuste, dal quale non ho mai sentito critiche aspre e superficiali, come da altri. Sarei contenta di averlo come alleato, lo dico da italiana”. Invece per Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom, servirebbe “la riapertura di un negoziato che garantendo gli impegni modifichi i precedenti accordi ora inutili”. Il sindaco di Torino, Piero Fassino, ammonisce che non si può continuare a leggere ciò che accade alla Fiat “solo politicamente o ideologicamente, perché così si evitano analisi fattuali sui problemi dell’azienda e del mercato. Non accetto l’idea che la Fiat abbia già deciso di andare via, dobbiamo batterci perché resti”. Sui provvedimenti di mobilità, invece, è tornato Matteo Renzi, il quale ritiene che l’Ad abbia fatto “un errore ad annunciare il licenziamento di 19 lavoratori, così dà il senso di un desiderio di non adempiere a un obbligo del giudice”. Ed a Renzi, ieri sera, Nichi Vendola ha inviato un sms rinnovando l’invito ad “incontrarsi tutti a Pomigliano”. Duro anche il giudizio del sindaco di Torino, Piero Fassino: “Le sentenze si possono condividere o no, ma si applicano senza ritorsioni. Il provvedimento come quello annunciato non è accettabile”, mentre l’Idv, tramite Antonio Di Pietro, chiede il ritiro immediato della mobilità: “quella di Marchionne è una vera e propria ritorsione, oltretutto penalmente perseguibile, nei confronti della Fiom”.

 

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