CASERTA Una mobilitazione generale. Dal gruppo regionale campano agli amministratori e ai quadri dirigenti casertani, fino ai Comitati Renzi, arriva il pieno sostegno a Nicola Caputo, che rischia di perdere il quarto posto nella lista del Pd nella circoscrizione Campania 2, per aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi ai consiglieri della Regione Campania.

Ma contro l’eventuale esclusione dell’esponente dei democrat, risultato il primo alle parlamentarie in provincia di Caserta, si è schierato il capogruppo regionale Umberto Del Basso De Caro che, a nome del gruppo, ha inviato una nota a Roma a favore di Caputo. Nel Casertano è scoppiata una vera e propria “rivolta” politica contro il rischio che il consigliere regionale sia estromesso dalla lista. Un centinaio tra amministratori locali e dirigenti territoriali hanno firmato un documento per chiedere il rispetto dell’esito delle primarie in provincia di Caserta.

Molto articolato il documento redatto dai Comitati Renzi di Terra di Lavoro, che hanno il loro principale punto di riferimento nel consigliere comunale di Caserta, Carlo Marino, da sempre fortemente impegnato sul terreno del garantismo e del rispetto dello Stato di diritto. Dopo aver fatto una disamina sull’occasione storica che si presenta al Pd con il prossimo appuntamento elettorale, viene chiesto a Bersani di confermare la candidatura di Rosaria Capacchione (sotto processo per presunta calunnia, ndr) e quella di Caputo, definito una risorsa umana e politica importante per il Pd casertano.

Caputo è accusato del presunto reato di truffa, ma già ieri ha chiesto e ottenuto un colloquio con il pm, al quale ha fornito una serie di chiarimenti. Dopo la tappa alla Procura di Napoli, si è recato a Roma per un’audizione davanti alla commissione nazionale di garanzia.

Il “verdetto” era atteso per oggi ma il comitato dei garanti, a quanto si apprende, si riunirà domani per decidere sul dossier ‘candidature pulite’. Il comitato dei garanti del Pd, presieduto da Luigi Berlinguer, si riunira’, secondo quanto si apprende, domani per decidere sul dossier ‘candidature pulite’. Le ‘linee guida’ sono il decreto attuativo della legge anti-corruzione e il codice etico del partito.

Il codice del Pd prevede come condizioni ostative alla candidatura non solo la sentenza passata in giudicato ma anche il semplice rinvio a giudizio per reati molto gravi come quelli legati alla mafia e alla criminalizzata la corruzione o la concussione. Tutti i candidati hanno inviato ai garanti una nota con un’autocertificazione in cui dichiarano di non trovarsi nelle condizioni di incandidabilita’ previste dal codice etico e dal decreto attuativo sulle ‘liste pulite’. Oltre a Caputo, tra i casi al vaglio del comitato un gruppo di candidati tra i quali i siciliani Vladimiro Crisafulli, Francantonio Genovese, Angelo Capodicasa e Nino Papania.

Il codice etico è chiarissimo: un avviso di garanzia non è un “motivo ostativo” alla candidatura. Fra l’altro non si capisce come mai nel dossier “liste pulite” non figuri il nome di Rosaria Capacchione, capolista al Senato in Campania, rinviata a giudizio per il reato di calunnia perché avrebbe costruito false accuse su un finanziere che stava indagando sul fratello Salvatore, accusato e poi arrestato per bancarotta fraudolenta.

Due pesi, due misure. Parafrasando Orwell, nel Pd “tutti gli uomini sono uguali dinnanzi alla legge, ma alcuni uomini sono più uguali di altri…”.

 

Mario De Michele

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