”Se non si firma il contrato collettivo solo per l’interpretazione dell’articolo 7 vuol dire che ci sono altri motivi. E sarebbe bene, se cosi’ fosse, esplicitarli in maniera diretta perche’ questo articolo sembra essere piu’ importante di uno della Costituzione”. Queste le parole con cui il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ha cercato di ridimensionare il problema della mancata firma del contratto collettivo dei calciatori a causa della interpretazione dell’articolo legato al diritto di tutti i giocatori di allenarsi con la prima squadra. ”Per me e’ un problema che con un po’ di buonsenso puo’ essere letto in maniera chiara – ha detto ancora Abete -. E’ mio dovere come presidente della Figc fornire una interpretazione – ha quindi aggiunto Abete -. Ma tra tante problematiche del Paese, tutta questa attenzione per questo punto mi fa vergognare come cittadino”.

”La societa’ si impegna a curare la migliore efficienza sportiva del calciatore, fornendo attrezzature idonee alla preparazione atletica e mettendo a disposizione un ambiente consono alla sua diginita’ professionale. In ogni caso il calciatore ha diritto a partecipare agli allenamenti e alla preparazione precampionato con la prima squadra” salvo l’esclusione per motivi disciplinari. Questo il testo dell’articolo 7 del contratto collettivo presente negli accordi tra Lega e Aic sin dal luglio 1986 e, come ha ricordato Abete, ”e’ facilmente interpretabile e lo dimostra il fatto che i contenziosi sono stati in questi anni pressoche’ inesistenti se si esclude il caso Pandev-Lazio”. Abete, nel corso di una conferenza stampa tenuta in Figc, ha quindi spiegato che ‘per cura della migliore efficienza sportiva’, deve intendersi ”per un verso il diritto del calciatore ad allenarsi al meglio con adeguate strutture organizzative dedicate dalla societa’ di prima squadra, a cui corrisponde un dovere della societa’ di garantire tale opportunita”’. ”Per altro verso – ha ricordato Abete – deve sottendersi il diritto della societa’ ad esigere la migliore prestazione possibile, a cui corrisponde un dovere del calciatore ad offrila”. Per ”ambiente consono alla sua dignita’ professionale”, secondo la Federcalcio, ”deve intendersi evidentemente quello dedicato al gruppo di prima squadra e quindi di migliore qualita’ sotto ogni profilo tecnico-tattico-sportivo, con diritto del calciatore professionista di prepararsi nell’ambito del programma generale finalizzato al raggiungimento dei migliori risultati della prima squadra e di veder curata la sua migliore efficienza sportiva, a cui corrisponde una facolta’ della societa’, attraverso il suo staff tecnico, di organizzare la preparazione anche attraverso allenamenti differenziati per ragioni tecniche temporanee, tra cui devono comprendersi anche quelle per percorsi riabilitavi oltre che quelle tipicamente tecniche”.

“Vedo qualche presidente di societa’ preoccupato per il mio dinamismo, come ad esempio De Laurentiis. Mi fa pensare che c’e’ l’aspettativa che il problema non si superi”. Cosi’ il presidente della Figc, Giancarlo Abete, durante la conferenza stampa convocata per discutere dell’articolo 7 del contratto collettivo dei calciatori. Abete replica quindi al presidente del Napoli che lo aveva invitato a rinunciare al ruolo di mediatore sulla querelle tra Lega e giocatori e a farsi da parte. (

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