Nessuno potrà cavarsela dicendo che “non sapeva”. Tutti i consiglieri comunali che ieri hanno approvato il Puc sapevano dettagliatamente a cosa andavano incontro varando lo strumento urbanistico a 6 giorni dal voto. Non solo dando una scorsa veloce al Testo unico degli enti locali ma anche leggendo la comunicazione della Prefettura di Caserta protocollata lo scorso 16 maggio. Se è vero e notorio che il via libera al Puc è una prerogativa delle assemblee consiliari, è altrettanto indiscutibile che un piano urbanistico licenziato durante la campagna elettorale è illegittimo e quindi nullo. Lo stabilisce il Tuel in modo irrefutabile. L’art. 38, comma 5, del decreto legislativo del 18 agosto 2000, n. 267, dispone che: “i consigli durano in carica sino all’elezione dei nuovi, limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti e improrogabili”.

In perfetta sintonia con il Tuel il prefetto Lucia Volpe ha inviato al presidente del consiglio comunale Ferdinando De Chiara una nota di risposta all’esposto di alcuni consiglieri comunali in merito alla convocazione dell’assise per il 16 maggio, in prima battuta, e per il 18 maggio in seconda istanza. E proprio ieri il Puc ha ottenuto il disco verde dal civico consesso con i soli voti della maggioranza. La nota della Prefettura è stata protocollata il 14 maggio. L’organo territoriale del governo, che ha rimarcato innanzitutto “la natura discrezionale della deliberazione in parola, destinata ad incidere sul futuro del territorio”, ha richiamato il citato comma 5 dell’art. 38 del Tuel. “La previsione legislativa in esame – recita un passo della nota del prefetto – trae la propria ratio ispiratrice dalla necessità di evitare che il consiglio comunale possa condizionare la formazione della volontà degli elettori adottando atti aventi natura cosiddetta “propagandistica”, tali da alterare la par condicio tra le forze politiche che partecipano alle elezioni amministrative”.

In pratica la Prefettura ha contestato chiaramente al sindaco Michele Apicella e all’amministrazione uscente che il Puc non può essere utilizzato per racimolare voti. Non solo. Il prefetto Volpe ha anche sottolineato che la tesi secondo cui non è possibile approvare il Puc in campagna elettorale è corroborata da un orientamento giuridico consolidato e univoco. “La prevalente giurisprudenza – si legge nella nota – precisa che la preclusione disposta dalla citata norma opera solamente con riguardo a quelle fattispecie in cui il consiglio comunale è chiamato ad operare in pieno esercizio di discrezionalità. Quando invece l’organo consiliare è chiamato a pronunciarsi su questioni vincolate nell’an, nel quando e nel quomodo e che, inoltre, coinvolgono diritti primari dell’individuo, l’esercizio del potere non può essere rinviato (TAR Puglia n. 382/2004)”.
In termini giuridici per “questioni vincolate nell’an, nel quando e nel quomodo” si intende una situazione in cui la pubblica amministrazione non ha alcun margine di scelta, ovvero di discrezionalità, ma è obbligata ad agire seguendo regole già interamente stabilite dalla legge. In questo caso la legge di riferimento è il decreto legislativo del 18 agosto 2000, n. 267, cioè il Tuel che come ricorda la Prefettura stabilisce che: “i consigli durano in carica sino all’elezione dei nuovi, limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti e improrogabili”.

Qui si apre un’altra tematica. Volendo considerare l’approvazione del Puc come un atto “urgente e improrogabile”, non si capisce perché Apicella e company si siano ridotti a doverlo varare a poche ore dal voto, dopo aver governato per quasi 6 anni. C’è di più. Nonostante i termini di legge “perentori e decadenziali” che scandiscono l’approvazione dello strumento urbanistico appare evidente a chiunque che il rinvio di pochi giorni non avrebbe implicato nessun rischio di decadenza del Puc. Pur prendendo come scadenza ultima il prossimo 30 giugno si evince senza ombra di dubbio che c’era tutto il tempo per approvare il piano urbanistico nei termini “perentori e decadenziali”. Ergo, il sindaco e la maggioranza uscenti hanno forzato la mano per “spendersi” il Puc nello scorcio finale della campagna elettorale, per cui incontestabilmente “contra legem”, come ha specificato il prefetto di Caserta.

Che poi, come ricorda l’organo territoriale di governo, spetti al consiglio comunale valutare “l’esistenza dei presupposti di urgenza ed improrogabilità” non ci piove. Ma, precisa il prefetto, “è lo stesso consiglio comunale che se ne assume la relativa responsabilità politica”, dunque anche giuridica. E torniamo alla giurisprudenza consolidata e univoca. I Tar di mezza Italia e il Consiglio di Stato hanno inequivocabilmente sancito l’illegittimità, quindi la conseguente nullità, dei Puc approvati durante la campagna elettorale (clicca qui per l’articolo). Insomma anche un bambino dell’asilo della politica intuirebbe che la mossa di Apicella & co. È puramente propagandistica. Ma in realtà il varo del Puc è illegittimo e nullo.
Mario De Michele





