Poste di Cesa, gravi disagi per i cittadini: raffica di avvisi di giacenza perché i postini vanno di fretta. Gli anziani i più colpiti

Un tempo, quando le Poste Italiane erano completamente a capite pubblico, i postini bussavano sempre due volte. Oggi che i privati hanno acquistato quote consistenti della società quello che è un operatore multiservizio di prossimità bada più ai propri interessi che a quelli degli utenti. Si chiama privatizzazione, si legge disservizi. A farne le speso, manco a dirlo, i cittadini, soprattutto quelli più anziani. Nella migliore delle ipotesi i postini della sede di Cesa bussano al campanello spesso senza dare neppure la possibilità alle persone di aprire la porta di casa e dire “chi è?”. A volte non bussano nemmeno e depositano un lungo fogliettino di “avviso di giacenza” nella cassetta postale. Sono postini “mordi e fuggi” che vanno di fretta per completare quanto prima il giro delle abitazioni di loro competenza. Eppure, come tutti sanno, la prima mission di Poste Italiane sono i servizi di logistica e di corrispondenza, ovvero l’invio e ricezione di lettere, raccomandate e comunicazioni ufficiali su tutto il territorio.

Ma la consegna di corrispondenza o di comunicazioni ufficiali avviene in modo fulmineo senza dare il tempo a molti cittadini, soprattutto a quelli anziani, di aprire la porta di casa o di affacciarsi alla finestra. I postini e le postine sembrano avere la neve nelle tasche, hanno i minuti contati, sbrigano la faccenda in pochi istanti. Bussano una volta e poi depositano nella cassetta postale l’avviso di giacenza. Gli utenti sono costretti a recarsi di persona presso gli uffici del rione Campostrino per ritirare la corrispondenza o le comunicazioni ufficiali. Per i cittadini che lavorano si creano gravi disagi per trovare il tempo di andare nella sede, per gli anziani che vivono soli e non sono del tutto autosufficienti i disagi si tramutano in grossi problemi perché devono chiedere a qualche parente di farsi accompagnare.

Il metodo quasi sistematico dell’avviso di giacenza sta arrecando seri inconvenienti a molti cittadini. In tanti camminano con in tasca la sgradita e lunga comunicazione di recarsi agli uffici postali. Tra “avviso di giacenza” e “avvertenze” bisogna leggere un foglio di quasi un metro e districarsi nelle modalità e negli orari per poter ritirare la corrispondenza o le comunicazioni ufficiali che i postini e le postine avrebbero potuto agevolmente consegnare a mano aspettando pochi secondi in più per consentire agli utenti di uscire da casa o bussando due volte come si faceva un tempo. L’ultimo incredibile episodio si è verificato in via Leonardo da Vinci. La postina bussa, l’anziano esce da casa per ritirare la consegna ma la dipendente delle Poste Italiane di Cesa non gli “concede” nemmeno 2 minuti, gli dice cha va di fretta e deposita nella cassetta postale l’avviso di giacenza.

I raider e i corrieri di Amazon, sfruttati e malpagati, attendono con estrema pazienza prima di fare marcia indietro se nelle case nono trovano nessuno. Se le persone sono presenti non se ne vanno prima di consegnare la merce restando in attesa anche per diversi minuti. Lavorano per società private e guadagnano stipendi da fame. I postini e le postine di Cesa sono dipendenti di una società a capitale pubblico. Facessero il loro dovere. Sono pure ben pagati, anche con i soldi dei cittadini.

Mario De Michele

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