A Casapesenna oggi c’è lo Stato, la lotta alla camorra avviata da De Rosa prosegue con il sindaco Zagaria

di Mario De Michele
C’è chi fa la lotta alla camorra a chiacchiere o a slogan e chi la fa con impegno, lavoro e risultati concreti. Dal 25 maggio 2014, data dell’avvento dell’amministrazione comunale griffata Marcello De Rosa, Casapesenna ha voltato pagina. Si è assistito a una rivoluzione copernicana. A un cambiamento radicale e palpabile. Si è aperta la stagione dell’antimafia vera, quella delle scelte coraggiose e dei progetti seri e puntualmente realizzati. Al primo posto dell’agenda è stato posto il riuso sociale dei beni confiscati ai clan. Un’attività costante e certosina culminata nel 2023 con l’inaugurazione di Piazza della Rinascita, sorta dove si trovava il bunker in cui fu catturato la primula rossa dei Casalesi Michele Zagaria. Un simbolo di riscatto per un territorio per troppi anni stretto nella morsa della criminalità organizzata. Prima di Piazza della Rinascita, De Rosa e la sua squadra hanno restituito ai cittadini un terreno sottratto a un boss trasformandolo in isola ecologica. E prima ancora hanno inaugurato il Caffè Letterario in un immobile confiscato alle cosche. Dal 25 maggio 2014 ad oggi l’impegno degli amministratori locali contro la camorra è stato incessante. Nel giugno 2024 il testimone è passato al sindaco Giustina Zagaria, già vice di De Rosa per 10 anni. E il nuovo team di governo ha proseguito nel solco tracciato nel decennio precedente.

La visita al caseificio sociale

Ieri mattina c’è stato il taglio del nastro di altri due beni confiscati ai clan grazie alla collaborazione tra istituzioni, enti locali e Terzo settore. Su un’area di 750 metri quadrati requisita ad Alfredo Zara è sorto un centro per il benessere degli animali domestici. Un progetto di oltre 500mila euro finanziato con risorse statali destinate al recupero dei beni confiscati affidati al commissario straordinario del governo. Dopo il completamento dei lavori la gestione del centro è stata affidata all’Associazione nazionale protezione ambiente e animali. Nella mattinata di ieri è stato inaugurato anche il caseificio sociale, realizzato su un immobile di 500 mq sottratto a Raffaele Capaldo, parente del capoclan Zagaria. Nel 2017 l’edificio è stato affidato dal comune di Casapesenna ad Agrorinasce che ne ha curato la progettazione, il recupero e la valorizzazione per finalità sociali. L’intervento è stato finanziato dalla Regione Campania per un importo di 1, 4 milioni di euro. Dopo la confisca le due strutture erano state più volte vandalizzate. Da ieri sono state restituite alla collettività.

Roberto Fico visita il Centro rifugio per animali

Hanno partecipato al taglio del nastro numerose autorità, tra cui il governatore della Regione Campania Roberto Fico, il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, il presidente di Agrorinasce Maria Antonietta Troncone, il prefetto di Caserta Lucia Volpe, Maria Rosaria Laganà, direttore dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, e Paola Spena, commissario straordinario per il recupero e la rifunzionalizzazione dei beni confiscati alle mafie. A fare gli onori di casa il sindaco Zagaria. Non poteva mancare De Rosa, oggi presidente regionale di Noi di Centro. I due progetti sono stati avviati durante le sue due amministrazioni. “Dove c’era camorra ora ci siamo noi, c’è lo Stato”, ha commentato Fico. Che ha aggiunto: “Il benessere animale ti dà l’idea di civiltà o meno di un Paese”. Citando Pablo Neruda il sottosegretario Ferro ha dichiarato: “Potete distruggere tutti i fiori ma non impedirete alla primavera di rifiorire”. Con grande soddisfazione Laganà, numero uno dell’Agenzia per i beni confiscati, ha sottolineato che “Casapesenna dà l’esempio per beni riutilizzati”. Mentre Troncone, direttore di Agrorinasce, ha rimarcato che i “luoghi un tempo simbolo del potere della criminalità organizzata diventano oggi spazi di produzione, inclusione sociale, servizi e solidarietà, capaci di generare lavoro, sviluppo e nuove opportunità per il territorio”.

Marcello De Rosa

Chiudiamo da dove siamo partiti. C’è chi fa la lotta alla camorra a parole e chi la fa con i fatti. È comprensibile che ai “professionisti dell’antimafia” l’approccio degli amministratori di Casapesenna dia fastidio perché marca una netta differenza tra i pifferai magici e coloro i quali si rimboccano le maniche lavorando ogni santo giorno per la rinascita del territorio. Ma arrivare addirittura al punto di tentare in ogni modo di “sporcare” l’immagine di De Rosa è surreale, oltre che estremamente scorretto. De Rosa non ha padroni ed è un uomo dello Stato. E come ha giustamente dichiarato Fico “oggi a Casapesenna c’è lo Stato”. Tutto il resto sono fandonie. È fantascienza. Il riuso sociale dei beni confiscati ai clan rappresenta l’affermazione della legalità. Così si conduce la vera lotta alla camorra. Con gli atti e i progetti. A chiacchiere sono bravi tutti, soprattutto i collezionisti di teoremi. Ma alla fine della fiera la realtà si impone sempre su tutto e tutti. E i complotti si sciolgono come bolle di sapone. Se ne facciano una ragione i detrattori di mestiere: grazie a De Rosa a Casapesenna c’è lo Stato.

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