La svolta è arrivata nella notte: i carabinieri di Salerno hanno fermato un uomo nascosto in un casolare abbandonato per l’omicidio del giornalista salernitano Luigi ‘Luca’ Esposito, trovato carbonizzato tra sabato 18 e domenica 19 luglio nelle campagne alla periferia di Eboli. Si tratta di un 26enne di origini tunisine, Ridha Rahmoumi, che dopo aver tentato di sfuggire alla cattura ha confessato: “Sì, sono stato io a ucciderlo. Abbiamo litigato. L’ho colpito e poi bruciato”.
I militari del nucleo investigativo del Comando provinciale di Salerno sono risaliti al sospetto incrociando indizi: un’impronta digitale sull’auto della vittima, immagini di alcune videocamere della zona e i dati raccolti da alcuni cellulari. Decisivi i contatti telefonici tra i due, riscontrati dalle analisi dei tabulati. L’uomo era nascosto non lontano dal luogo dove fu ritrovato il cadavere semicarbonizzato del giornalista. Nel casolare i militari hanno recuperato anche carte di credito e documenti della vittima.
I militari sono intervenuti con il supporto del Reparto indagini tecniche del Ros e dello Squadrone cacciatori di Puglia. Le indagini sono dirette dalla Procura della Repubblica di Salerno, guidata da Raffaele Cantone. “Fa parte del mondo dei cosiddetti fantasmi, si sa che ci sono, ma non si sa dove sono, in un contesto difficilissimo da individuare” dice Cantone, che non nasconde le difficoltà nel trovare il 26enne tunisino presunto assassino, scovato in un casolare abbandonato sulla statale 18 a Eboli. “Anche qui, grazie ai carabinieri – aggiunge il capo di pm salernitani – che hanno messo in campo tecnologie avanzatissime e anche grazie al ruolo dei Cacciatori (di Puglia, ndr) siamo riusciti a individuarlo”.
Fin dall’inizio la pista prevalente degli investigatori è stata quella privata. Luigi “Luca” Esposito conosceva il suo assassino con il quale è andato nella zona di campagna abbandonata nella periferia di Eboli. Poi la tragedia causata da una lite tra i due degenerata. Esposito è stato picchiato in modo estremamente violento, probabilmente con un pesante corpo contundente. I segni del feroce pestaggio sono rimasti impressi sul corpo della vittima. Poi l’assassino, preso dal panico, avrebbe cercato di cancellare le prove bruciando Esposito che però respirava ancora. E l’atroce elemento che arriva dalle analisi più approfondite che hanno confermato i timori avanzati poco dopo il ritrovamento del cadavere: il cronista sportivo ha inalato fumo, quindi era ancora vivo.
Le indagini coordinate dal procuratore di Salerno Raffaele Cantone hanno consentito di individuare quasi subito il 26enne tunisino, senza fissa dimora ed irregolare sul territorio nazionale, come persona certamente presente sul luogo dell’omicidio. Fondamentale nelle indagini “un’impronta digitale trovata sull’auto di Esposito, i plurimi contatti telefonici emersi dai tabulati fra il tunisino e il giornalista – spiega la Procura – la verifica delle celle telefoniche utilizzate dai soggetti. Per queste ragioni, una volta ottenuti i primi risultati dell’esame autoptico che avevano confermato la morte violenta di Esposito, è stato individuato l’uomo incensurato, noto alle forze di polizia solo per un precedente controllo, in un casolare abbandonato della zona e del quale i carabinieri avevano, però, le foto segnaletiche”.
Individuare il sospetto non è stato facile. “Grazie ad una complessa attività di individuazione geo satellitare svolta dai carabinieri di Salerno con il contributo Reparto Indagini Tecniche del Ros, si è compreso che l’uomo si trovava nella località Cioffi ma la sua materiale individuazione è stata tutt’altro che semplice atteso che egli dimorava all’interno di un edificio isolato e in stato di abbandono”. Ci sono però voluti due giorni di ricerche svolte anche con il contributo dello squadrone eliportato Cacciatori Puglia per localizzarlo precisamente ed una volta individuato, alla vista dei carabinieri il 26enne ha dapprima tentato la fuga e, successivamente, vedendosi circondato, si è barricato all’interno dell’edificio, fino a quando è stato fermato dai militari. Nel corso della perquisizione all’interno dell’edificio in cui si nascondeva, edificio in pessime condizioni strutturali ed igieniche, i carabinieri hanno rinvenuto nella diretta disponibilità del fermato il telefono cellulare e una carta di pagamento elettronico della vittima.
Da quanto emerge i due si conoscevano da qualche tempo e anche sabato si erano prima sentiti e poi incontrati. Ma i due avrebbero avuto una lite accesa per varie ragioni ed il giovane avrebbe quindi colpito violentemente e ripetutamente Esposito, procurandogli anche fratture in varie parti del corpo. Successivamente utilizzando della plastica, una coperta e varie sterpaglie il 26enne gli ha dato fuoco. Ma Esposito, così come emerso dall’autopsia, non era ancora morto. Davanti al pm l’extracomunitario ha reso un’ampia confessione spiegando le ragioni del gesto. È quindi stato condotto nel carcere di Salerno in attesa della convalida del fermo da parte del giudice delle indagini preliminari, convalida che è stata già chiesta dalla Procura.





