Si svolgono nella basilica di Sant’Ambrogio i funerali di don Antonio Mazzi, scomparso venerdì a 96 anni. L’ultimo saluto al fondatore di Exodus, da sempre in prima linea nella lotta alla tossicodipendenza e a supporto dei giovani, non sarà una cerimonia formale. Come annunciato dalla Fondazione subito dopo la scomparsa del sacerdote, avvenuta venerdì nella comunità all’interno del parco Lambro, si tratterà di “una liturgia viva, animata dai canti, dalla musica e dalle parole dei ragazzi e degli educatori di tutte le realtà Exodus presenti in Italia e nel mondo”.
Il carro funebre con il feretro di don Antonio Mazzi è arrivato all’esterno della Basilica di Sant’Ambrogio. Un girasole spicca sopra la bara semplice, di legno chiaro. Ad accogliere il feretro all’ingresso anche i ragazzi di Exodus, molti dei quali indossano magliette con alcune delle frasi più care al sacerdote: “C’è un tempo per nascere e un tempo per rinascere” e “Riservato a chi ha una tremenda voglia di vivere”.
Centinaia di persone riempiono la basilica di Sant’Ambrogio. Nelle prime file della Basilica di Sant’Ambrogio siedono le principali autorità istituzionali e rappresentanti della società civile. In prima fila il sindaco Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia, il vicepresidente della Fondazione Exodus Franco Taverna e l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso. Presenti anche i vertici provinciali delle forze dell’ordine, con il comandante provinciale dei Carabinieri e il comandante provinciale della Guardia di Finanza. Presente anche il presidente del Csi Milano Massimo Achini.
Ciao come una parola piccola, ma grande quanto il Vangelo. È il filo scelto da don Massimiliano Parrella nell’omelia. “C’è una parola che risuona in questa abbazia, che don Antonio apprezzava. E’ ciao. Significa: apri questa strada”, ha detto il sacerdote. “Oggi comprendiamo che quel ciao non era un semplice saluto, era il riassunto del suo Vangelo”. Dentro quel ciao c’erano “il detenuto che non voleva più il suo futuro, l’operatore, un Dio che non chiude mai la porta a nessuno, il tossicodipendente”. Per questo “oggi non ti salutiamo guardando indietro, ma guardando avanti, perché il tuo ciao non chiude una storia, ma ne apre infinite altre. Ciao don Antonio. Proveremo a credere in chi non crede più, proveremo a costruire avamposti. Chiameremo figli quelli che il mondo chiama falliti”. E quando un giorno ci chiederanno cosa ci ha lasciato don Antonio, “risponderemo: ci ha lasciato una vita, la sua, ma anche una parola piccola come un saluto e grande come il Vangelo: ciao”.
Tante le manifestazioni d’affetto nei confronti di don Antonio Mazzi. Sul sagrato della basilica sono state deposte le corone di fiori della Curva Sud Milano e dei Pooh.





