“Gli accertamenti avviati dalla procura di Roma dopo l’esposto presentato da Giuseppe Conte confermano quanto sia necessario fare piena luce sulla vicenda Jc Electronics e sulla transazione da oltre 100 milioni di euro. Senza anticipare giudizi che spettano esclusivamente alla magistratura, è evidente che gli interrogativi che abbiamo posto nei mesi scorsi erano tutt’altro che pretestuosi. Per questo considero ancora più grave la risposta ricevuta dal ministro della Salute all’interrogazione presentata unitariamente dalle opposizioni, con la quale avevamo chiesto al governo di trasmettere al Senato gli atti relativi alla transazione: l’accordo, il parere dell’avvocatura dello Stato, gli atti dell’appello e della sospensiva, la documentazione istruttoria, la corrispondenza intercorsa tra le parti, gli atti relativi alla copertura finanziaria e al pagamento”. A dichiararlo è il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia.
Per il parlamentare dem, “il governo non può utilizzare l’esistenza della commissione Covid come pretesto per sottrarsi al controllo parlamentare. I poteri attribuiti dall’articolo 82 della Costituzione a una commissione d’inchiesta sono aggiuntivi rispetto alle prerogative delle Camere, non possono diventare lo strumento attraverso il quale comprimere il sindacato ispettivo dei parlamentari. E qui emerge un cortocircuito istituzionale francamente inaccettabile. Il ministro Schillaci manifesta la propria disponibilità a rinunciare alla riservatezza per quanto di sua competenza e gliene diamo atto, ma la risposta del ministero, subordina sostanzialmente la trasmissione degli atti a una richiesta della commissione Covid. Peccato che il presidente Lisei, al servizio quotidiano del suo partito anziché della sua funzione istituzionale, abbia già dichiarato in commissione che la transazione Jc Electronics sarebbe estranea al perimetro della commissione. Dunque il Parlamento chiede gli atti al governo e viene rinviato alla commissione; la commissione sostiene di non potersi occupare della vicenda. E gli atti, intanto, restano chiusi nei cassetti. Questo non è accettabile. A maggior ragione oggi, mentre la magistratura ha avviato autonomamente i propri accertamenti, il Parlamento deve poter fare il suo e conoscere come si sia arrivati a una transazione superiore a 100 milioni di euro mentre era ancora pendente il giudizio d’appello e sulla base di quali valutazioni, documenti e interlocuzioni sia stata assunta quella decisione”.
“Non chiediamo di violare segreti né di interferire con alcuna indagine. Chiediamo esattamente il contrario: rispetto delle regole, trasparenza e leale collaborazione tra le istituzioni. Dopo quanto abbiamo visto nei casi Almasri e Delmastro, sarebbe gravissimo assistere a un’altra vicenda nella quale interpretazioni forzate delle norme e delle prassi vengano utilizzate per impedire al parlamento di esercitare pienamente le proprie prerogative. Per questo chiediamo al ministro Schillaci di dare seguito alla disponibilità che ha manifestato e di mettere a disposizione del Parlamento tutti gli atti di competenza del ministero della Salute che possono essere trasmessi”, prosegue il presidente dei senatori del Pd, Boccia.
E conclude: “Chiediamo alla presidenza del Consiglio di fare altrettanto. Qui non c’è nessuno da condannare preventivamente e non c’è nulla da nascondere o da proteggere politicamente. C’è una transazione da oltre 100 milioni di euro di denaro pubblico sulla quale sono emersi interrogativi sempre più seri. Il Parlamento ha il diritto e il dovere di conoscere tutti gli atti. E il governo ha il dovere istituzionale di consentirglielo”.





