Resa dei conti nella Lega, chieste le dimissioni di Salvini: “Non sei più credibile, devi lasciare”.

La miccia l’ha accesa una vecchia conoscenza di Salvini. “Matteo, non sei più credibile, devi lasciare”. È stato Daniele Belotti, storico presentatore del raduno di Pontida, ex deputato leghista non più ricandidato dal capo, a dare il via alla rivolta della base lombarda. A seguire altri quattro come lui: dimissioni. Del resto, almeno una ventina dei trenta interventi succedutisi venerdì scorso nella sede di via Bellerio a Milano sono stati assai polemici nei confronti del segretario che pure aveva convocato la riunione proprio per sedare malumori e insofferenza dell’ala lombarda. Ormai vero epicentro del malcontento.

A tre giorni di distanza dalla resa dei conti emergono i particolari di un vertice ad alta tensione che segnerà, con molta probabilità, un punto di non ritorno nel declino della leadership del vicepremier.

Dopo il summit di venerdì, proprio per i contenuti ad alto “rischio”, ai dirigenti lombardi era stato impartito l’ordine di non parlare e di non spifferare nulla del processo andato in scena per oltre quattro ore in una Milano rovente e già semideserta. Ma quanto emerso era dirompente, troppo, per restare coperto dalla consegna del silenzio.

L’impegno non viene messo in discussione “ma i voti dimostrano che la tua credibilità è venuta meno”, è il duro attacco di Belotti sferrato contro Salvini. Dati alla mano, sottolinea che “la lega in 7 anni, dal 2019 ad oggi, ha perso 6 elettori su 7: dal 34% è crollata al 5%”. E poi ancora, “i motivi bisogna trovarli con un’analisi seria che non è quella del ‘va tutto bene’. Bisogna partire dai dati oggettivi, caro Matteo, e i dati oggetti sono i voti. Per questo ti chiedo di farti da parte”. Il governatore Attilio Fontana, pur presente, tace. Non richiama certo all’ordine il dirigente locale. Anzi. Non fa una piega, ma è un silenzio che sa di assenso.

Il clima è da notte delle “scope” di maroniana memoria. Trentuno gli interventi in una riunione durata più di quattro ore. Almeno venti sono stati quelli critici, viene raccontato. E cinque di questi sono andati dritti verso la richiesta di dimissioni, senza troppe sfumature. Non solo Belotti quindi, ma anche il segretario bergamasco Fabrizio Sala, la segretaria bresciana Roberta Sisti, il sindaco di Pertica Alta (Brescia) Giovanmaria Flocchini e il sindaco di Travagliato, Renato Pasinetti.

Critica nei confronti del segretario anche la deputata Simona Bordonali che infatti non ha firmato la lettera contro il coordinatore regionale e senatore Massimiliano Romeo, il quale ha chiesto, in conclusione, “un profondo rinnovamento”.

I parlamentari lombardi salviniani, dodici su sedici, prima del direttivo di venerdì avevano chiesto con una lettera di poter partecipare ai lavori delle direzione. Cosa che non era mai successa prima e che Romeo non ha accettato. La missiva è stata la mossa tentata da Salvini per bilanciare, a favore suo, un direttivo regionale che ormai gli ha voltato le spalle e che gli chiede di dimettersi.

Il secondo tempo si apre a settembre. Il pratone di Pontida potrebbe sancire il battesimo della corrente di Zaia e dei governatori, quell’associazione del Nord che Salvini vorrebbe scongiurare a tutti i costi.

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