Nelle simulazioni dell’Osservatorio previdenza della Cgil, la proposta della Lega per allargare la pensione a 64 anni anche ai lavoratori del sistema misto può costare il 10,6% dell’assegno. Lo schema rilanciato dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon prevede almeno 25 anni di contributi e il ricalcolo interamente contributivo della pensione per chi ha iniziato a versare prima del 1996.
La soglia dei 1.639 euro
A rendere selettiva l’uscita è soprattutto la soglia economica. Oggi, per la pensione anticipata contributiva a 64 anni, l’assegno deve valere almeno tre volte l’assegno sociale: 1.638,72 euro lordi al mese nel 2026. Per le donne scende a 2,8 volte con un figlio e a 2,6 volte con almeno due. Dal 2030 l’asticella ordinaria salirà ancora, a 3,2 volte l’assegno sociale. Nella proiezione Cgil, ipotizzando una crescita dell’assegno sociale dell’1% l’anno, la soglia arriverebbe a circa 1.819 euro mensili.
Dal 2027 salgono anche età e contributi
Si allungano anche i requisiti. Dal 2027 l’adeguamento alla speranza di vita aggiungerà un mese: l’attuale canale contributivo passerà da 64 anni a 64 anni e un mese e da 20 anni di contributi a 20 anni e un mese. Dal 2028 scatteranno altri due mesi, arrivando a 64 anni e tre mesi e 20 anni e tre mesi: tre mesi in più rispetto a oggi. È su questo impianto che si innesterebbe l’apertura proposta da Durigon ai lavoratori del sistema misto.
Con 25 anni la soglia diventa un muro
L’analisi dell’Osservatorio previdenza Cgil, curata da Ezio Cigna, simula gli effetti con 25, 30 e 40 anni di contributi e diversi livelli di retribuzione. Con 25 anni di versamenti e una retribuzione annua di 20mila euro, la pensione contributiva stimata è di appena 730 euro al mese. Con 30mila euro sale a 1.094. In entrambi i casi resta molto lontana dai 1.639 euro necessari. Solo con 50mila euro di retribuzione si supera la soglia, con una pensione di circa 1.824 euro.
Il ritorno del Tfr
È qui che la Cgil simula anche l’eventuale utilizzo del Tfr per colmare la distanza. Una strada già proposta in passato dal governo e dalla Lega. La manovra 2025 aveva aperto ai contributivi puri la possibilità di utilizzare la rendita della previdenza complementare per raggiungere la soglia, portando in quel caso il requisito a 25 anni. L’ultima legge di Bilancio ha però cancellato il meccanismo prima della sua concreta operatività.
Il ricalcolo costa il 10,6%
Un secondo esercizio Cgil misura invece il costo del ricalcolo. Tre lavoratori di 64 anni con 40 anni di contributi, nove dei quali precedenti al 1996, e retribuzioni finali di 35mila, 50mila e 70mila euro. La riduzione stimata è del 10,6%. Nel primo caso l’assegno scende da 1.726 a 1.543 euro, 183 euro in meno al mese e sotto la soglia. Per recuperare il divario servirebbero circa 24.360 euro di Tfr. «Per andare in pensione prima, una lavoratrice o un lavoratore dovrebbe accettare una pensione pubblica più bassa per tutta la vita e, nonostante questo, potrebbe essere costretto a utilizzare anche il proprio Tfr per raggiungere la soglia», osserva Cigna. Con 50mila euro si passa da 2.466 a 2.205 euro, 261 euro in meno; con 70mila da 3.452 a 3.087 euro, circa 366 euro in meno. «Questa non è maggiore flessibilità. È una flessibilità interamente finanziata dalle lavoratrici e dai lavoratori», conclude Cigna.





