Caccia italiani abbattono drone sopra la Lituania poche ore prima dell’arrivo di Crosetto

Due caccia italiani in volo abbattono un drone non identificato sopra la Lituania. Una nave da guerra russa lancia due razzi di avvertimento in direzione dell’elicottero danese che la sorvegliava nelle acque internazionali al largo della costa danese. La polizia tedesca ha trovato i resti di un drone precipitato a un chilometro dalla base militare di Wunstorf. L’alta tensione tra Nato e Russia è una frizione quotidiana in cui comincia a essere complesso stabilire i confini tra l’incidente e l’escalation.

Ieri notte due Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica militare italiana sono decollati in modalità scramble, cioè in decollo immediato in reazione a un allarme, dalla base lituana di Siauliai per intercettare un drone entrato nello spazio aereo della Lituania, e lo hanno rapidamente neutralizzato. Poco più di un mese fa i caccia italiani avevano fatto lo stesso in Lettonia, operando in prima linea in quello che sta diventando il tratto più nervoso della frontiera europea. In quel caso l’indagine aveva poi accertato che si trattava di un drone ucraino, sconfinato per effetto della guerra elettronica, ed è prudente rimandare il giudizio su cosa sia successo stanotte al termine delle indagini delle autorità locali: per il momento il drone non è stato attribuito, ma secondo le prime ricostruzioni è entrato in Lituania dalla Bielorussia e ha proseguito verso ovest intorno a mezzanotte, facendo scattare l’allerta anche nella capitale. È stato poi “neutralizzato” nell’area di Pratkunai, nel distretto di Kaisiadorys, non lontano da Kaunas.

Tutto il resto – dove sia decollato, chi lo abbia lanciato, quale fosse la sua missione e perché volasse in Lituania – è per il momento ignoto. Il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente lituano Nausėda ha detto che probabilmente era un drone russo o ucraino finito fuori rotta, ma che al momento non è possibile stabilirlo. Nausėda ha confermato l’abbattimento ringraziando gli alleati per la rapidità della risposta: con l’inferno di droni scatenati nella guerra in Ucraina una simile capacità di reazione è diventata vitale per un Paese che confina sia con la Bielorussia che con l’exclave russa di Kaliningrad, uno dei punti più esposti dell’intera Alleanza.

A intervenire sono stati gli Eurofighter italiani della Task Force Air “Baltic Thunder III”, rischierata a Siauliai dalla fine di luglio nel dispositivo Nato di sorveglianza dei cieli baltici. Il comando operativo passa attraverso il Combined Air Operations Centre di Uedem, in Germania: quando i radar rilevano una traccia sospetta, i caccia in allerta decollano in pochi minuti per identificarla, affiancarla e, se necessario e autorizzato, neutralizzarla. Il 3 agosto gli Eurofighter erano decollati per intercettare due velivoli militari russi nello spazio aereo internazionale sopra il Baltico, ma non avevano violato lo spazio Nato. Routine, da quelle parti. Ma il 14 agosto due Eurofighter italiani erano intervenuti dopo l’ingresso di un drone nello spazio aereo lettone e uno dei caccia lo aveva abbattuto. Le indagini dissero poi che si trattava di un drone ucraino fuori rotta: anche in quel caso era entrato dalla Lettonia.

È trascorso un mese e ci risiamo. Poche ore prima, diverse centinaia di chilometri più a ovest, una fregata russa ha lanciato due flares, razzi di segnalazione, in direzione di un elicottero Fennec dell’Aeronautica danese che stava fotografando la nave durante una normale missione di sorveglianza nelle acque internazionali al largo di Gedser. Uno dei due razzi sarebbe passato vicino all’elicottero, senza provocare feriti né danni. Copenaghen ha convocato l’ambasciatore russo e il ministro della Difesa Jeppe Bruus ha definito l’accaduto grave perché indica un aumento della disponibilità russa ad assumersi rischi.

È questo il punto chiave. Le stesse autorità danesi ricordano che i flares vengono normalmente usati in mare come segnali di avvertimento, ma nella sequenza di frizioni degli ultimi mesi l’episodio acquista un peso diverso. Aerei identificati e affiancati, droni fuori rotta o di origine incerta, disturbi elettronici, navi sorvegliate a distanza ravvicinata: il Baltico è diventato un ambiente nel quale le forze russe e quelle Nato interagiscono ad alta tensione e a distanza ravvicinata. Basterebbe un errore di calcolo a far precipitare la situazione. Domenica un altro allarme aveva fatto decollare i caccia della Nato provocando la temporanea chiusura dell’aeroporto di Vilnius: quella che sui radar era sembrata una possibile incursione di droni era in realtà uno stormo di uccelli. Un altro segno del nervosismo e di una taratura sempre più stretta dei sistemi di allerta.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto era atteso in Lituania poche ore dopo nell’ambito di una missione sul fianco orientale. Dopo la Bulgaria era diretto in Polonia, Lettonia e Lituania, dove è volato nel pomeriggio raggiungendo la base degli Eurofighters: “È anche per episodi come questo che la presenza dei nostri militari sul Fianco Est è fondamentale, a garanzia della sicurezza collettiva”, dice. “Ci sono minacce facili da portare – continua – non servono gli Stati per mandare droni su un aeroporto. Negli ultimi mesi è aumentata moltissimo l’incursione di droni, attacchi cyber. Forse vedono un maggior successo sul campo di battaglia ucraino e questo fa sì che si sentano più forti e provochino il fronte est in diverse nazioni per saggiare le difese e la capacità di reazione della Nato, e per alzare le tensioni e lanciare messaggi negativi all’opinione pubblica”. Da settimane usa toni sempre più allarmati nei confronti di Mosca. A inizio settembre aveva accusato la Russia di “provocare e testare” i Paesi europei attraverso azioni ibride e fisiche.

Ma il livello di alta tensione non deve far dimenticare che la frizione continua tra Nato e Russia da queste parti è in atto da decenni, con alternanza di periodi di alta e bassa intensità. Aerei Nato e russi si intercettano, navi militari si sorvegliano reciprocamente, caccia decollano per identificare velivoli senza piano di volo o con transponder spento. L’Air Policing Nato c’è dal 1961, e nei Paesi baltici è attivo stabilmente dal 2004. Nel 2014, al tempo della crisi in Crimea e della guerra nel Donbass, i caccia Nato erano decollati più di 150 volte nel solo Baltico in risposta all’attività aerea russa, quadruplicando il livello dell’anno precedente. Nel 2021 la Nato fece decollare i propri caccia dieci volte in un solo giorno per sei differenti gruppi di aerei militari russi. Nel 2023 le intercettazioni russe in Europa furono oltre 300, la maggior parte proprio sopra il Baltico.

 

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