La confessione: “Al droga party in casa della prof il pusher fatto a pezzi per 50 euro”

La professoressa Nicole Formichetti aveva organizzato una festa a base di alcol e droga a casa sua, nella periferia nord di Torino. Un cocktail micidiale con superalcolici, crack, Lsd, funghi allucinogeni, cannabis e Mdphp, sostanza sintetica usata spesso per migliorare l’esperienza sessuale. Era domenica sera ma l’insegnante e i suoi “ospiti” hanno continuato per giorni, fino a quando il party è degenerato: la notte tra lunedì e martedì Matheus De Oliveira, 26 anni, ha picchiato e strangolato il 39enne Fabio Colapietro. “Ragazzo morto non parla, ragazzo morto scompare finché non trovano il suo corpo” si legge sul profilo Instagram del presunto assassino, parole tradotte dall’inglese che suonano come una inquietante confessione. «Ci aveva portato la droga, poi abbiamo litigato perché mi ha rubato 50 euro dalle tasche mentre dormivo» ha poi ammesso il ragazzo di origini brasiliane, prima davanti agli investigatori della Squadra mobile e poi durante l’udienza di convalida del fermo. Dove ha raccontato anche il resto di questo omicidio dai contorni sempre più macabri: lui, la professoressa e la 22enne Keith Butig, donna trans conosciuta come Sara, hanno comprato sacchi di cemento e teli per far sparire il corpo. Ma anche candeggina, guanti e coltelli. Hanno fatto a pezzi il cadavere e hanno buttato alcune parti lungo il fiume Dora. Ma non hanno fatto in tempo a disfarsi del resto perché, giovedì sera, il 26enne ha telefonato alla madre. E lei lo ha convinto a chiamare il 112: «Piangeva disperato, gli ho detto che doveva fare la cosa giusta» spiega ora la donna.

I tre personaggi principali di questa storia sono in stato di fermo da venerdì e ieri si sono tenuti, in carcere, l’udienza di convalida e l’interrogatorio di garanzia. La pm Lea Lamonaca ha chiesto per tutti la custodia cautelare ma il giudice Antonio Borretta si è riservato la decisione (attesa per oggi pomeriggio). Serve tempo per ricostruire che cosa abbia portato all’omicidio di Colapietro, a partire dai rapporti tra la vittima, il ragazzo che ha confessato di averlo ucciso e le due donne accusate di averlo aiutato a fare a pezzi e a nascondere il cadavere: sembra che il collegamento fosse proprio la professoressa Formichetti, che nessuno vedeva da settimane all’istituto superiore di Ciriè dove insegnava Lettere. Originaria di Rieti, aveva ottenuto un contratto a tempo indeterminato a Torino e si era trasferita. Sarebbe stata lei a organizzare la festa, a invitare Butig e il suo amico De Oliveira, a chiamare uno spacciatore per riempire di droga la casa di via Gulli 46. Poi il pusher avrebbe mandato Colapietro, considerato un suo “cavallino”. Il primo rifornimento risale a domenica scorsa, come raccontato da De Oliveira. Colapietro è rimasto lì, poi si è allontanato per prendere altra droga. E, al ritorno, sarebbe stato ucciso dal giovane italobrasiliano, papà di un bimbo di appena 4 anni, seguito da Centro di salute mentale e SerD e già arrestato per aver rubato vino, olio e attrezzi dalle cantine del palazzo dove viveva con la famiglia, a Mirafiori: «Non mi ricordo bene cosa sia successo dopo, neanche come l’ho ammazzato» ha spiegato con accanto il suo avvocato, Wilmer Perga. «Non l’ho fatto apposta, so che gli abbiamo praticato il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca per due ore. Poi abbiamo iniziato a pensare come disfarci del corpo». Il gruppo è andato a comprare tutto il necessario e avevano già buttato alcune parti lungo il fiume, all’angolo tra Lungo Dora Firenze e corso Giulio Cesare. Poi De Oliveira non ha più retto, è uscito e giovedì, tre giorni dopo il delitto, ha avvisato la madre.

Ma non tutto il racconto dell’assassino combacia con la versione delle sue presunte complici, che erano entrambe incensurate: «Non ho partecipato a nulla, sono solo andata a comprare i sacchi — ha spiegato la ragazza trans di origini filippine, come riportato dal suo avvocato, Roberto Francesco Rotella — Ero in un’altra stanza quando è successo, poi mi sono chiusa lì. Dopo due giorni sono uscita e mi sono nascosta per paura». «Mia figlia non avrebbe mai fatto male a nessuno — aggiunge in lacrime la madre — È affettuosa e si prende cura di me da quando ho perso la vista. Ha sofferto tanto da ragazza, quando la bullizzavano a scuola per la sua omosessualità. Poi ci ha chiesto il permesso di iniziare la transizione di genere e noi abbiamo accettato». Ha scelto il silenzio davanti al giudice, invece, la professoressa Formichetti: «Non è nelle condizioni per rispondere, concorderemo un interrogatorio più avanti — riflettono i suoi avvocati, Alessandro Bellina e Chiara Romano — La situazione è delicata, anche perché non è mai stata in carcere e perché qui non ha famiglia: aveva solo un cane, che ora è stato affidato a un’altra persona».

Ultime notizie

Cesa, grande successo per l’Asprinum Festival 2026. E non finisce qui: cresce l’attesa per i 99 Posse, Gragnaniello e Colella

Un successo strepitoso. I primi 10 giorni dell’Asprinum Festival 2026 hanno fatto registrare una partecipazione che è andata ben oltre le più rosee aspettative....

Parlamento & Governo