Aversa, Matacena sotto assedio. I consiglieri di opposizione: “Dimissioni immediate, basta sceneggiate”

Il tempo è scaduto. Almeno per l’opposizione. Franco Matacena non ha più alibi. Né margini di manovra. Dopo l’ennesimo psicodramma in Consiglio comunale, la minoranza presenta il conto al sindaco di Aversa. E non accetta pagamenti a rate. La richiesta è perentoria: dimissioni immediate. Senza supplementari, trattative sottobanco o altri espedienti per prolungare la sopravvivenza di una maggioranza ormai in frantumi. Non hanno dubbi i consiglieri comunali Mario De Michele, Marco Girone, Mauro Baldascino, Gilberto Privitera, Dino Carratù, Nicla Virgilio, Imma Lama e Carla Palmieri. Un documento durissimo. Un atto d’accusa contro il primo cittadino e la coalizione che lo sostiene. O che dovrebbe sostenerlo.

Franco Matacena

“Matacena deve prendere atto del fallimento politico e amministrativo della sua accozzaglia di liste”. L’affondo non concede attenuanti. Nel mirino finisce “un insieme di forze tenute insieme da equilibri precari, che oggi dimostra tutta la propria inadeguatezza nel governare la città e nell’affrontare le questioni fondamentali per il suo futuro”. Il detonatore è la seduta consiliare di questa mattina. Un’altra pagina della crisi che sta paralizzando Palazzo di Città. Secondo la minoranza quanto accaduto rappresenta “l’ennesima dimostrazione di una maggioranza incapace di garantire una guida solida alla città, prigioniera delle proprie contraddizioni e sempre più distante dai problemi reali di Aversa”.

La critica investe soprattutto l’assenza di una prospettiva amministrativa. A partire dal Piano Urbanistico Comunale. “Questa mattina il sindaco si apprestava a portare in Consiglio l’ennesima rappresentazione politica priva di concretezza, mentre restavano sullo sfondo questioni decisive per Aversa, a partire dalle linee guida del Piano Urbanistico Comunale. Temi che avrebbero richiesto serietà, confronto e una visione chiara, non interventi inconcludenti e passerelle istituzionali”. Gli otto esponenti della minoranza rivendicano la scelta di non prestarsi a quella che definiscono una rappresentazione politica destinata a trasformare ancora una volta il Consiglio comunale “in un luogo di parole senza risposte”.

Piazza Municipio

Il venir meno del numero legale viene indicato come il segnale di una situazione ormai insostenibile. Ma il passaggio politicamente più significativo arriva subito dopo. L’opposizione mette le mani avanti rispetto a una possibile mossa del sindaco: rassegnare le dimissioni per poi sfruttare i venti giorni previsti dalla legge per ritirarle. “Sarebbe un errore gravissimo se il sindaco pensasse di poter liquidare quanto accaduto come un semplice incidente di percorso, magari inscenando l’ennesima manovra dilatoria per guadagnare altri venti giorni, rinviare le decisioni e tentare di ricomporre artificialmente una maggioranza che nei fatti non è più in grado di governare”.

Traduzione politica: niente dimissioni tattiche. Niente crisi pilotate. Niente time-out per rimettere insieme i cocci attraverso una nuova spartizione degli incarichi. “Aversa non può essere ostaggio delle ambizioni personali, dei giochi di potere e delle divisioni interne alla coalizione del sindaco. La città ha bisogno di un’amministrazione capace di decidere, programmare e dare risposte, non di una maggioranza che sopravvive tra tatticismi, rinvii e continui tentativi di autoconservazione”. Un’accusa che arriva nel pieno delle tensioni provocate dalla rimodulazione delle deleghe assessorili e dal mancato perfezionamento della nomina di Raffaele De Gaetano. La crisi ormai attraversa gli stessi gruppi che hanno sostenuto Matacena.

L’aula consiliare

Gli otto firmatari scandiscono quindi una triplice sentenza. “Il tempo delle giustificazioni è finito. Il tempo delle sceneggiate politiche è scaduto. E soprattutto è finito il tempo che Matacena continua a chiedere alla città senza essere in grado di dimostrare risultati adeguati alla responsabilità che gli è stata affidata”. La richiesta conclusiva è esplicita. “Chiediamo al sindaco Matacena di rassegnare immediatamente le dimissioni. Non per una questione di convenienza politica, ma per un atto di responsabilità nei confronti della città. Quando viene meno la capacità di governare, quando il confronto istituzionale si svuota di contenuti, non è più accettabile trascinare l’amministrazione in una condizione di paralisi”.

E ancora: “Aversa merita rispetto. Merita un governo all’altezza delle sue necessità e delle sue aspettative. Non merita di assistere ancora a una maggioranza che tenta di sopravvivere a se stessa. Matacena prenda atto della realtà e liberi la città da questa agonia amministrativa”. Il messaggio è arrivato a Palazzo di Città. Ora la palla passa al sindaco. Matacena potrebbe tentare ancora una volta la strada della ricomposizione. Ma ogni nuova trattativa avrebbe un prezzo politico. E ogni rinvio alimenterebbe l’accusa di voler salvare l’amministrazione prima ancora di affrontare i problemi di Aversa.

Intanto il Piano urbanistico comunale può attendere. Come tante altre questioni irrisolte. Le poltrone evidentemente hanno un’agenda molto più urgente. Ma a forza di guadagnare tempo si rischia di perdere definitivamente la città.

Mario De Michele

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