Alla fine Franco Matacena ha gettato la spugna. Dopo giorni di tensioni, strappi e malumori nella maggioranza, il sindaco di Aversa ha rassegnato le dimissioni. Una decisione che apre ufficialmente la crisi amministrativa e lascia aperti diversi scenari. Compreso quello di un possibile ripensamento nei venti giorni previsti dalla legge. Per il momento la fascia tricolore ha scelto di fare un passo indietro. Non senza togliersi qualche sassolino dalla scarpa. L’annuncio è arrivato attraverso un lungo post su Facebook. Parole amare, ma anche un invito alla riflessione rivolto alle forze politiche che hanno condiviso il percorso amministrativo. Matacena parla di una scelta “sofferta, ma lucida e ponderata”. E respinge l’idea di essere aggrappato alla carica: “Non sono legato a una poltrona e non intendo esserlo oggi”.
A far precipitare la situazione è stata l’ennesima seduta consiliare segnata dalle assenze di alcuni esponenti della maggioranza. All’ordine del giorno gli indirizzi del Piano Urbanistico Comunale. Un passaggio fondamentale per disegnare il futuro urbanistico di Aversa, rimasto ancora una volta ostaggio delle tensioni politiche. “Le assenze non possono diventare uno strumento di dissenso politico né un’arma per condizionare l’azione amministrativa”, scrive Matacena. “Essere presenti in Consiglio significa confrontarsi, partecipare alle decisioni e rispondere delle proprie scelte davanti ai cittadini. Non è una cortesia nei confronti del Sindaco o della maggioranza, ma un dovere verso la città”.
Il primo cittadino ricostruisce anche quanto accaduto durante la seduta. E rivolge una critica a due consiglieri di opposizione che, a suo dire, gli avrebbero impedito di completare il proprio intervento. “Non ho compreso perché quando mi accingevo a comunicare pubblicamente e alla luce del sole le motivazioni della mia decisione, due consiglieri di opposizione non mi abbiano consentito di concludere il mio intervento. Il confronto politico è legittimo e necessario, ma deve sempre svolgersi nel rispetto delle istituzioni e delle persone”. Da qui la scelta di abbandonare l’aula consiliare, seguito dagli assessori e dai consiglieri di maggioranza presenti. Poi la decisione più importante. Le dimissioni.
Il sindaco allarga però il ragionamento oltre le vicende degli ultimi giorni. E richiama un dato che pesa sulla storia amministrativa recente della città: anche le tre amministrazioni precedenti si sono concluse prima della scadenza naturale. “È un dato che non possiamo più ignorare e sul quale è necessario interrogarsi seriamente”, osserva Matacena. Un riferimento che sposta la questione dal destino della sua giunta a un problema più generale di stabilità politica e istituzionale. Nel bilancio dei due anni e quattro mesi trascorsi alla guida del Comune, il sindaco rivendica il lavoro svolto. Cita il Piano di riequilibrio, il risanamento dell’ente e gli interventi conclusi o avviati. Senza nascondere che molte questioni restano ancora aperte.
“In questi due anni e quattro mesi ho lavorato senza risparmiarmi, affrontando sfide difficili insieme a chi ha condiviso con lealtà questo percorso: dal Piano di riequilibrio al risanamento dell’Ente, fino ai tanti interventi conclusi e avviati per migliorare Aversa. E tanto lavoro resta ancora da fare”. Il passaggio politicamente più significativo riguarda però le condizioni necessarie per proseguire l’esperienza amministrativa. Matacena non chiude esplicitamente la porta a una ricomposizione. Ma indica alcuni requisiti che considera imprescindibili. “Ho sempre creduto che da soli si possa andare veloci, ma che insieme si possa andare lontano. Per farlo, però, servono lealtà, presenza, responsabilità e una reale volontà comune di lavorare nell’interesse della città”.
Le dimissioni vengono così presentate non soltanto come la conseguenza della crisi, ma anche come un’occasione per verificare se esistano ancora le condizioni politiche per governare. “Le mie dimissioni sono un atto di responsabilità ma, soprattutto, un invito a tutti a riflettere, senza ambiguità, sulla necessità di creare le condizioni per un percorso amministrativo serio, stabile e duraturo, nell’interesse esclusivo di Aversa”. Non manca un riferimento alla giornata che avrebbe dovuto avere ben altro significato per la città. L’inaugurazione del nuovo playground di via Modigliani alla presenza del ministro per lo Sport e i Giovani. Un momento istituzionale importante, finito inevitabilmente sullo sfondo della crisi politica. Nel congedo Matacena ringrazia gli assessori, i consiglieri rimasti leali, i dipendenti comunali e i cittadini che gli hanno manifestato sostegno. Rivolge un pensiero anche a chi si aspettava risultati più incisivi dalla sua amministrazione, riconoscendo nel loro sprone uno stimolo a fare meglio. “Auguro alla mia città e ai miei concittadini il futuro che meritano, all’altezza della nostra bellissima città millenaria”.
Parole che hanno il sapore di un commiato. Ma che non rappresentano necessariamente l’ultimo capitolo dell’esperienza Matacena. La legge concede al sindaco venti giorni per ritirare le dimissioni. Un tempo che potrebbe essere utilizzato per tentare di ricucire gli strappi e ricostruire un’intesa politica. La partita dunque non è ancora definitivamente chiusa. La domanda è se esistano le condizioni per ricominciare. E soprattutto se gli alleati siano disposti a ritrovare quella lealtà e quella condivisione che il sindaco considera indispensabili. Per Matacena si apre il tempo delle riflessioni. Per la maggioranza quello delle decisioni. Aversa attende di sapere se si tratta di un addio o soltanto di un arrivederci.
Mario De Michele





