La cultura chiama. San Nicola la Strada risponde. E lo fa con un Salone Borbonico gremito, una straordinaria partecipazione giovanile e un entusiasmo che va ben oltre il successo di una singola serata. Buona la prima. Anzi ottima. Il debutto della rassegna “I Venerdì Letterari di San Nicola la Strada” ha centrato il bersaglio. La dimostrazione che quando la cultura esce dai recinti dell’autoreferenzialità e incontra il territorio diventa un formidabile strumento di aggregazione e crescita collettiva.

Promossa dall’Assessorato alla Cultura guidato da Gianluca Feola, l’iniziativa ha preso il via venerdì scorso con la presentazione di “Ho roghi al cuore”, libro poematico di Enrica Romano pubblicato da Edizioni Sophia. Ma sarebbe riduttivo parlare di una semplice presentazione letteraria. Al Salone Borbonico è andato in scena un autentico rendez-vous tra linguaggi artistici diversi. Letteratura, musica, pittura e teatro hanno intrecciato sensibilità ed emozioni. Un dialogo senza steccati. Un mosaico culturale nel quale ogni tessera ha contribuito a comporre un quadro suggestivo.

Le pagine di Enrica Romano hanno incontrato le note del violino di Ascanio Trevisano, le opere pittoriche del maestro Nicola Villano, che hanno riscosso un grande successo e un apprezzamenti unanime, e la forza interpretativa dell’attore sannicolese Francesco Ruggiero, che ha dato voce ai versi dell’autrice. A tessere il filo dell’incontro Sara Rondinone, ex studentessa della sede sannicolese del Liceo Diaz, che ha condotto brillantemente il dialogo con la scrittrice. La scuola che forma. Il territorio che valorizza. La cultura che restituisce.
Ma i veri protagonisti sono stati soprattutto i giovani. Studenti e associazioni giovanili hanno partecipato numerosi, trasformando l’appuntamento letterario in un momento di autentica condivisione. Significativa la presenza degli studenti del Liceo Diaz. Un segnale tutt’altro che scontato. Nell’epoca degli algoritmi e della comunicazione compulsiva, vedere tanti ragazzi ritrovarsi attorno a un libro rappresenta una piccola grande vittoria. Del resto già Aristotele considerava l’uomo un zoon politikon, un essere naturalmente portato alla vita comunitaria. E la cultura è uno dei luoghi privilegiati nei quali questa vocazione trova la sua espressione più alta.
All’iniziativa, inserita nel programma culturale dell’amministrazione guidata dal sindaco Maria Natale, va riconosciuto un merito preciso: aver superato la logica dell’evento fine a se stesso. Non una passerella istituzionale. Non il solito appuntamento per pochi happy few. Ma uno spazio aperto alla comunità. Un piccolo salon littéraire nel quale le arti si incontrano e le generazioni dialogano. Con un richiamo ideale a quella tradizione illuministica che fece della circolazione delle idee e del confronto intellettuale uno strumento di emancipazione.

A cogliere il significato più profondo della serata è stato il sindaco Natale. “Vedere un pubblico così numeroso, partecipe e contento di ritrovarsi attorno alla cultura ci ricorda qualcosa di fondamentale: investire nella cultura significa investire nella crescita della nostra comunità”. E ancora: “Quello di questa sera è stato soltanto il primo passo di un percorso che continuerà nelle prossime settimane con nuovi autori, nuovi libri e nuove occasioni di incontro”. Poi i ringraziamenti. Soprattutto ai giovani. “Grazie a tutti coloro che hanno scelto di esserci. Grazie soprattutto ai nostri ragazzi, perché la loro presenza ci dice che questa è la strada giusta. La cultura ci fa comunità”.
Ed è proprio questa la raison d’être del progetto. La cultura come trait d’union tra generazioni. Come antidoto all’isolamento e all’indifferenza. Come occasione per riscoprire il piacere del confronto. Viene in mente Italo Calvino, per il quale la letteratura rappresentava anche uno strumento per dare forma e senso alla complessità del mondo. Perché leggere non significa soltanto conoscere altre storie. Significa imparare a guardare la realtà con occhi diversi.

Per l’assessore Feola il successo dell’iniziativa è un punto di partenza. Non un traguardo da esibire. La sfida adesso è trasformare l’entusiasmo di una serata in un progetto culturale duraturo. Coinvolgere scuole e associazioni. Alimentare il confronto. Dare continuità alle idee. Perché la cultura non vive di eventi isolati. Ha bisogno di visione e perseveranza. L’amministrazione di San Nicola la Strada sta tracciando il sentiero giusto. Il Salone Borbonico gremito e la straordinaria partecipazione dei giovani ne sono la testimonianza. Ma il successo di una rassegna non si misura soltanto contando le sedie occupate. Si misura dalle coscienze che riesce a scuotere e dalle intelligenze che sa mettere in movimento. Il resto è mise en scène.
Mario De Michele





