Basta polemiche, niente alibi, testa bassa e pedalare. In vista dell’attesissimo derby campano con la capolista Turris la Real Aversa serra i ranghi. Domani al Bisceglia arriva la squadra più solida del girone: miglior difesa, terzo migliore attacco e soprattutto nessuna sconfitta dopo otto turni. Un ruolino di marcia praticamente perfetto. In occasione del big match contro i corallini la società normanna ha indetto la giornata granata. Per competere con gli uomini di mister Giampà serve il sostegno di tutti. In primis dei tifosi. Che però dopo la battuta d’arresto casalinga con la Fidelis Andria e il pareggio di domenica scorsa sul campo del Gladiator hanno contestato i propri beniamini. Se il secondo tempo con i pugliesi è stato inguardabile e le critiche erano in parte legittime, i ragazzi di Campilongo avrebbero meritato gli applausi per il pareggio in terra sammaritana conquistato rimontando per ben tre volte lo svantaggio. Una prova di cuore, carattere e orgoglio granata.

È molto probabile che l’allestimento di una rosa competitiva da parte del ds Livio Scuotto e l’ingaggio di un tecnico di prima fascia abbiano alimentato aspettative alte. Forse troppo. Si tratta di una compagine quasi completamente nuova. Della rosa della passata stagione sono stati confermati soltanto capitan Esposito e Verde. Serve tempo per trovare la giusta amalgama e per consentire a Campilongo di trasmettere alla squadra i suoi principi tattici. Non a caso l’allenatore granata nella gara con il Gladiator è passato dal suo consolidato 4-3-3 al 3-4-3 nel tentativo di dare maggiore equilibrio alla fase di non possesso, abbassando gli esterni sulla linea dei difensori per formare una retroguardia a cinque. Numeri alla mano l’Aversa ha collezionato 11 punti esprimendo un calcio quasi sempre propositivo. Con maggiore cinismo negli ultimi sedici metri avrebbe potuto conquistarne almeno altri tre o quattro. Il nono posto non è forse quello che ci si aspettava alla vigilia del campionato ma non è neppure una posizione da buttare via.

Nella passata stagione la salvezza è arrivata all’ultima giornata. E soprattutto il titolo di Serie D aveva preso ormai la strada di Portici prima di essere acquistato in extremis dalla famiglia Tinto, grazie all’intermediazione del direttore generale Giovanni Buonomano. L’intesa societaria con Mimmo Diana e company e con imprenditori come Antonio Scarpa ha consentito di allestire un organico di qualità, costruito per disputare un campionato da protagonista e dare filo da torcere a qualsiasi avversario. Come detto, manca qualche punto ma sicuramente non è il caso di fare drammi. E soprattutto non ha senso contestare a prescindere senza considerare le fisiologiche difficoltà di rodaggio di un gruppo profondamente rinnovato.

A Italia Notizie il patron Angelo Tinto ha stroncato sul nascere qualsiasi ipotesi di avvicendamento in panchina, rinnovando la fiducia a Campilongo e al suo staff. Sempre a mezzo stampa il presidente onorario Diana ha fatto quadrato attorno alla squadra. “Se vogliamo costruire qualcosa di buono per la città l’ambiente deve restare unito. Bisogna superare le divisioni e creare condizioni di maggiore serenità per i calciatori. Allo stesso tempo dobbiamo rispettare le posizioni altrui, comprese quelle contrarie, favorendo un confronto civile”. Ha poi richiamato tutti alla necessità “di assumersi le proprie responsabilità e di agire in base ai rispettivi ruoli”. Diana ha rivolto un accorato appello ai tifosi: “È necessario mantenere equilibrio e non bisogna alimentare continuamente tensioni”.
In effetti la contestazione dopo il pari con il Gladiator è parsa eccessiva. Ma il rendimento altalenante della Real non può essere ricondotto solamente all’ambiente. I calciatori devono dimostrare sul rettangolo di gioco di non essere inferiori a nessuno. Nel girone H di Serie D non basta il nome. Servono le prestazioni. Occorrono intensità, concentrazione, spirito di sacrificio e quella sana cattiveria agonistica che spesso fa la differenza nei novanta minuti. Bisogna dare il massimo e mettere il cuore oltre l’ostacolo. Poi si può anche perdere. Ma tutti devono onorare la maglia. E mai come domani con la Turris l’Aversa deve giocare da squadra. Compatta tra i reparti, aggressiva nei duelli e pronta a lottare su ogni seconda palla. Vincere non sarà facile. Ma contro la capolista serviranno una prestazione di spessore e soprattutto il giusto team spirit. Perché i derby non si vincono con i proclami. Si giocano con la testa. Si combattono con il cuore.
Mario De Michele





