Togliere i beni alle mafie è una vittoria dello Stato. Restituirli alla collettività è la sfida più importante. Perché la legalità non può fermarsi ai sequestri e alle confische. Deve tradursi in opportunità concrete, lavoro e sviluppo. È su questo terreno che si gioca la partita del riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata. E la Regione Campania rimette in campo uno strumento fondamentale. Con un decreto del presidente della Giunta regionale Roberto Fico è stato ricostituito l’Osservatorio regionale sull’utilizzo dei beni confiscati, previsto dall’articolo 6 della legge regionale 7/2012. Un organismo chiamato a monitorare il percorso che porta gli immobili e gli altri patrimoni dalle mani delle organizzazioni criminali alla disponibilità delle comunità.
A salutare positivamente il provvedimento è Vincenzo Santangelo, presidente della Commissione consiliare speciale Anticamorra e beni confiscati della Regione Campania. Per Santangelo il rilancio dell’Osservatorio rappresenta un passaggio importante per rafforzare il fronte istituzionale della legalità e dare maggiore concretezza alle politiche di riuso sociale. “Si tratta di uno strumento fondamentale – dichiara Santangelo – per accompagnare e monitorare il percorso di restituzione alla collettività dei beni tolti alle mafie. Un organismo che unisce istituzioni, sindacati, associazioni e realtà del terzo settore impegnate da anni sul territorio. La sua ricostituzione rafforza il lavoro di legalità e di riuso sociale che la Campania porta avanti con determinazione”.
Non soltanto un organismo di confronto, dunque. L’obiettivo è costruire una rete operativa capace di mettere in sinergia istituzioni, mondo produttivo e associazionismo. Una sorta di cabina di regia per seguire il percorso dei beni confiscati e favorirne la restituzione alla società civile. Perché tra l’acquisizione di un patrimonio e il suo effettivo utilizzo esiste una differenza sostanziale. Ed è proprio lì che si misura l’efficacia dell’azione pubblica. La composizione dell’Osservatorio riflette questa impostazione. Accanto ai rappresentanti istituzionali, tra cui i presidenti delle commissioni regionali competenti e il commissario regionale antiracket e antiusura, trovano posto esponenti dell’ANCI, di Agrorinasce e della Fondazione Pol.i.s.
Ampia anche la rappresentanza delle organizzazioni sindacali e datoriali, con ABI, ANCE Campania, CGIL, CISL, CONFAPI, Confesercenti, CONFIMI, Confcooperative, FLP-CSE, Legacoop, UGL e UIL. Un ruolo significativo è riservato al terzo settore. Nell’organismo figurano tra gli altri il Comitato don Peppe Diana, Libera, ARCI Caserta, la cooperativa sociale Giancarlo Siani, Terra Felix e numerose altre realtà impegnate nel sociale. Un network che mette insieme esperienze differenti con un obiettivo comune: trasformare i beni sottratti ai clan in presìdi di legalità e opportunità per i territori.
Un elemento da sottolineare riguarda i costi: tutti i componenti dell’Osservatorio svolgeranno il proprio incarico a titolo gratuito. Nessun compenso per la partecipazione all’organismo. Santangelo ringrazia il governatore Fico per aver dato priorità alla ricostituzione dell’Osservatorio e indica anche la rotta da seguire. “Ringrazio il Presidente Fico per aver dato prioritaria attenzione a questo rinnovo – conclude Santangelo – e saluto con favore tutti i nuovi componenti. L’Osservatorio dovrà essere un luogo di confronto concreto e di proposte operative, perché i beni confiscati tornino davvero a essere risorse di legalità, lavoro e sviluppo per i territori”.
Il punto politico e amministrativo è proprio questo. Evitare che la restituzione dei patrimoni alla collettività rimanga un principio sulla carta. La vera sfida sarà passare dalle intenzioni ai risultati, dal confronto ai progetti, dalla confisca al riutilizzo effettivo. Sottrarre ricchezza alle mafie significa colpirne il potere economico. Restituire quella ricchezza ai cittadini significa sottrarre loro anche il controllo del futuro.
Mario De Michele





