Ci aspetta un inverno mite, cambiamento climatico a causa del El Niño

Il Pacifico non si era mai scaldato così, così in fretta. L’ultimo aggiornamento del Climate Prediction Center della Noaa, diffuso il 10 settembre, assegna una probabilità superiore al 90% che El Niño raggiunga un’intensità “molto forte” tra autunno e inverno, con il 75% di possibilità di superare la soglia dei 2,5°C di anomalia nel trimestre ottobre-dicembre. Un evento che gli scienziati americani definiscono “storico”.

Anche per questo Giulio Betti, meteorologo e climatologo dell’Istituto di Biometeorologia del Cnr e del Consorzio LaMMA, invita a leggere le proiezioni con cautela: “Stiamo entrando in un territorio inesplorato, avremo più certezze a partire da novembre. Ad oggi l’indirizzo generale è di un inverno complessivamente mite, soprattutto sulla parte centrale e mediterranea dell’Europa, con possibili ondate di freddo nell’ultima parte della stagione, limitate però più che altro al comparto scandinavo e forse baltico”.

L’Italia, un autunno già scritto nei modelli
Per l’Italia il segnale più solido riguarda le temperature. Quello che ci si prospetta davanti sarà un autunno più caldo della norma e un inverno mite. Settembre e ottobre sopra la media, secondo le proiezioni di Arpa Piemonte, basate su nove modelli Copernicus. E lo stesso è previsto a novembre. Il Consorzio Lamma-Cnr conferma l’intonazione, ma frena sulle piogge: “Non è possibile effettuare una previsione affidabile di autunno piovoso, né dire che avremo tre mesi continuamente caldi”, spiega il commissario Francesco Meneguzzo.

Perché l’Italia è la zona più incerta
Betti spiega perché, tra tutti i paesi europei, l’Italia resta la più difficile da inquadrare: “Il Mediterraneo si trova a una latitudine intermedia tra quella subtropicale nordafricana e quella temperata di Nord e Centro Europa. Quest’anno la corrente a getto, quella che porta le perturbazioni e il freddo, transiterà proprio a metà strada e potrebbe lasciare soprattutto a gennaio e febbraio l’Europa settentrionale e scandinava soggetta a ondate di freddo. Mentre a isolare l’Europa meridionale in una fase più stabile ma anche a tratti piovosa.

Il nodo delle piogge estreme
È qui che le fonti si dividono. Il meteorologo Mattia Gussoni (IlMeteo.it) sostiene che il caldo del Mediterraneo, incrociato con il fenomeno in atto nel Pacifico, possa agire “come un acceleratore termico su un’atmosfera già satura di energia”, alzando il rischio di piogge torrenziali, alluvioni lampo e Medicane sulle coste italiane. Un effetto che comunque, avverte lo stesso Gussoni, non sarà immediato ma “modellato e attenuato da diverse dinamiche atmosferiche” nei prossimi mesi. Betti conferma la lettura: “Il Mediterraneo è un serbatoio di calore e di vapore acqueo importantissimo per gran parte dell’Europa continentale; quindi, andrà ad esasperare quelli che potenzialmente sono già i fenomeni estremi, legati a un Mediterraneo, comunque, molto più caldo della norma. È un fattore esasperante della circolazione”.

Inverno mite, ma non senza gelo
Per la stagione che va da dicembre a febbraio, Copernicus indica una maggiore probabilità di temperature sopra la media su quasi tutta l’Europa, con un segnale di maggiore piovosità che si indebolisce proprio ai margini meridionali del continente: la fascia in cui ricade l’Italia. Oggi i modelli non possono dire se l’inverno sarà più piovoso, più secco o più nevoso. E una media stagionale alta può convivere con ondate di freddo intense: d’altronde le previsioni stagionali non arrivano ad anticipare, con mesi di margine, una singola colata artica.

Neve sulle Alpi, il paradosso dei ghiacciai
Un inverno mite non esclude nevicate abbondanti. “Se si imposta un flusso occidentale che interessa l’Europa centrale, tra novembre e dicembre possono esserci nevicate abbondanti sulle Alpi”, spiega Betti. “Il problema è la quota: nevicate abbondanti le abbiamo avute anche due anni fa, ma poi l’estate è stata un disastro, si sono persi tanti dei ghiacciai. Pensiamo alle nevicate eccezionali sulle Alpi Marittime lo scorso inverno: parliamo di metri di neve”.

Da dove arriva il segnale: il Pacifico e il “Super El Niño”
Dietro queste proiezioni c’è un fenomeno che gli scienziati definiscono raro. Sotto la superficie, in alcune zone del Pacifico equatoriale, le anomalie termiche superano già i 10°C rispetto alla media. Per l’Organizzazione meteorologica mondiale, che nella sua Global Seasonal Climate Update calcola un’anomalia media di circa 3,6°C nella stessa regione per il trimestre settembre-novembre, il picco dell’intensificazione è atteso tra novembre e dicembre.

A cosa prestare attenzione
Sarà il Climate Prediction Center, il prossimo 8 ottobre, ad aggiornare le proiezioni per il trimestre dicembre-febbraio e a dire se la rotta tracciata in queste settimane verrà confermata. Betti indica tre elementi da tenere d’occhio per quella data: “quanto sarà intenso El Niño (se supererà le attese fino a diventare un evento mai osservato strumentalmente, le proiezioni potrebbero cambiare anche in modo radicale); quanto a lungo resteranno così calde le anomalie del Mediterraneo e dell’Atlantico; e il vortice polare, che si forma tra ottobre e novembre ed è già nella sua fase matura a novembre, il mese che considera decisivo per capire come verrà influenzato dagli altri fattori”.

Ultime notizie

Favasuli, un sogno che si avvera: in pole per un posto da titolare nella trasferta con la Fiorentina

Costantino Favasuli, 22 anni, a maggio giocava ancora in Serie B con il Catanzaro e ora, in cinque giorni, ha prima esordito in Champions...

Parlamento & Governo

Sì del Senato alla nuova legge elettorale, ecco cosa prevede tra preferenze, firme e soglie

Il Melonellum è stato approvato dall’aula del Senato con 113 voti a favore, 71 voti contrari e 2 astenuti. Ora continua la sua corsa...