In Italia il giorno più caldo: “Rimpiangeremo questa estate”. Quattro ondate di calore sul Mediterraneo

Ecco il giorno più caldo. Per ora. Perché, nonostante i quasi 40 gradi distribuiti uniformemente su tutta la Penisola, difficilmente il 6 agosto 2026 conserverà a lungo il titolo. Purtroppo, ci sono molte buone ragioni per ritenere che prima o poi, già in questa stessa torrida estate o magari l’anno prossimo, le colonnine dei termometri nelle città italiane saliranno ancora più in alto. Il picco di oggi, infatti, non è un fenomeno isolato, né il risultato fortuito di condizioni straordinarie. Arriva invece dopo una progressione impressionante di record, non solo per l’Italia ma per l’Europa intera. Vale la pena ricordare che in Gran Bretagna l’estate 2026 è “esplosa” addirittura con un mese di anticipo: il 25 maggio ai Kew Garden di Londra si sono sfiorati i 35 gradi (la temperatura “primaverile” più alta mai registrata nel Regno Unito). Per restare a quelle latitudini, un tempo fresche e piovose, a fine giugno il Suffolk ha sperimentato fino a 37,3 °C e a fine luglio più di metà del territorio inglese è stato ufficialmente dichiarato in stato di siccità.

Sono gli effetti causati Oltremanica dalle quattro ondate di calore consecutive che hanno investito l’Europa nordoccidentale e il Mediterraneo a partire dal 24 maggio. La seconda e la terza hanno messo a ferro e fuoco soprattutto Francia, Spagna e Portogallo, con picchi di temperature tra i 45 e i 46 gradi. La scarsità di precipitazioni e il caldo anomalo hanno creato le condizioni ideali per l’innesco di incendi boschivi che l’Europa non aveva mai conosciuto in epoche recenti: alimentati dai venti caldi, hanno distrutto quasi mezzo milione di ettari di verde, comportato l’evacuazione di 300mila persone dalle loro abitazioni e causato danni, secondo le prime stime, per 3,1 miliardi di euro.

Anche in Germania si è arrivati a temperature mai viste: il 28 giugno a Coschen, località al confine con la Polonia, ben 41,7 °C. E quello stesso giorno nella cittadina ceca di Doksany, poco a nord di Praga, il termometro si è fermato appena sotto: 41,1 gradi. È cronaca delle ultime ore la secca del Reno e del Danubio: in Ungheria e Romania il corso del fiume, in alcuni tratti, ha ridotto la sua portata di tre volte rispetto alla media, tanto da rendere necessario lo spegnimento dei reattori nucleari di due centrali atomiche, per mancanza di raffreddamento. Le stesse misure sono state adottate dalla francese Edf, che ha fermato tre reattori nelle Ardenne e in Mosella.

«Un fenomeno significativo di quest’estate è proprio la siccità, che sta colpendo soprattutto l’est del continente ormai da mesi», conferma Carlo Buontempo, scienziato italiano che dirige il Climate Change Service di Copernicus, programma Ue per il monitoraggio della Terra. «Tutta l’Europa centrale, dalla Bretagna fin quasi all’Ucraina è in condizioni di siccità più o meno forte. Ed è un fattore aggravante per le temperature: quando non c’è acqua, tutto il calore disponibile va nell’aria, peggiorando l’impatto delle ondate di calore». Nelle ore in cui la quarta raggiunge il picco, viene da chiedersi: ce ne sarà una quinta? «Non siamo fuori pericolo, perché agosto è ancora un mese in cui possono esserci ondate di calore, anche importanti», risponde Buontempo. «Ma le previsioni stagionali indicano la probabilità di precipitazioni più alte del solito nel bacino del Mediterraneo, per cui forse anche da fine agosto in poi ci potrebbe essere un cambio drastico delle condizioni. Si tratta però di una valutazione statistica, non di una previsione deterministica». In attesa di capire come andrà, si può stilare un bilancio parziale dei danni a livello europeo. Il costo più alto è quello in termini di vite umane: secondo il servizio di monitoraggio EuroMomo, sono stati 10.650 i decessi in eccesso nei suoi 27 Paesi membri nella sola settimana 22-28 giugno. Dal punto di vista economico, ai 3,1 miliardi di danni causati dagli incendi vanno sommate le perdite delle imprese. Il settore più colpito è l’agricoltura e infatti l’associazione europea del commercio di cereali e semi oleosi (Coceral) ha stimato in circa 2 miliardi di euro le perdite di ricavi per i soli coltivatori di cereali. E se si guarda ai prossimi anni, secondo uno studio di Allianz Trade le perdite di pil dovute al caldo estremo tra il 2026 e il 2030 potrebbero raggiungere 240 miliardi di dollari per la Francia, 147 per l’Italia, 131 per la Germania e 120 per la Spagna.

Ebbene, la torrida estate 2026 ci ha insegnato qualcosa? «Che le previsioni fatte dagli scienziati più di 20 anni fa erano corrette», risponde Buontempo. «Quando nel 2003 ci fu la grande ondata di calore i miei colleghi dell’epoca dicevano: è un evento straordinario adesso, però nel 2020 nel 2030 sarà un evento più normale, succederà più spesso. Perché è una conseguenza prevedibile dell’accumulo di gas serra nell’atmosfera e del conseguente cambiamento climatico». Resta da chiedersi se l’estate del 2027 sarà ancora più calda, tanto da farci rimpiangere questa. «A livello globale è chiaro: tra quest’anno e l’anno prossimo raggiungeremo un nuovo picco di temperatura globale», avverte il climatologo. «E questo perché già ora le temperature dei mari hanno valori record e si prevede un Niño molto forte, probabilmente eccezionale. Ma a livello locale, in Europa o nel Mediterraneo, è difficile fare oggi previsioni. Però è certo che, se facciamo una una media dei prossimi anni, le temperature continueranno a salire, sfortunatamente».

 

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