La curva dei contagi è destinata a crescere ancora. Il picco, almeno per il momento, è lontana. Il numero massimo di positivi dopo il quale i dati dovrebbero migliorare, è atteso nelle prossime settimane, probabilmente a fine gennaio. Fino a quel momento, però, virologi e ricercatori concordano: si rischiano 2 milioni di contagi dovuti alla diffusione della variante Omicron. «Mi auguro un picco di contagi entro il mese di gennaio – ha detto Massimo Galli, ordinario fuori ruolo di malattie infettive presso l’Università Statale di Milano, intervistato ad Agorà, su Rai Tre -. Da come sale, la curva non lascia fare previsioni certe. Sicuramente per un giorno o 2 avremo meno tamponi e, in percentuale, più contagiati, perché in questi giorni di festa li fa solo chi ha sintomi o contatti diretti con positivi, ma cambia poco, perché tampone o non tampone, la diffusione è un dato di fatto. Realisticamente mi aspetto ancora una crescita per diversi giorni e questo credo imponga prudenza». «Abbiamo una fetta di popolazione che ha avuto il Covid ma Omicron sembra bucare l’immunità dei guariti – continua Galli -. Ne ho viste diverse di persone già infettate con il virus, che hanno contratto la nuova variante, cosa che con altre varianti avveniva molto raramente: precedentemente avevamo 2-3 casi su 1000 di reinfezione, con Omicron è più frequente, anche se i guariti in genere mostrano una risposta articolata all’infezione che viene ulteriormente aumentata dal vaccino». L’esperto si dice contrario alla lettura diffusa che «questa sia una variante meno grave e che “se si infettano molti, questo farà l’effetto di una vaccinazione”, perché non è così», visto che possono reinfettarsi. E c’è poi il problema, ha aggiunto, che più il virus continua a circolare con questa velocità e più si rischiano nuove mutazioni. «Questo – ha concluso Galli – dove porta non lo so. Se portasse al raffreddore andrebbe benone, ma non ne sono sicuro, basti pensare a quanto accaduto in Brasile, dove la grande diffusione dello scorso anno, portò alla nascita di una nuova variante».

Al crescere dei nuovi casi di Covid-19 «non corrisponde un parallelo incremento dei ricoveri» ma «con questo tasso di crescita dei casi rischiamo comunque di intasare gli ospedali perché si può arrivare a 2 milioni di positivi», ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, intervenendo alla trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus. «Tutte le misure messe in campo finora dal governo – ha affermato – sono una sommatoria di pannicelli caldi che non riescono a rallentare la circolazione del virus», spiegando poi che serve più smart working per contribuire a rallentare la circolazione. «Abbiamo una quantità enorme di casi, mai vista – prosegue Cartabellotta – tanto che molti hanno definito la Omicron come il virus più contagioso della storia e i numeri che stiamo vedendo la dicono chiaro in questo senso. Abbiamo in media mobile circa 100mila casi al giorno». E avere 100mila persone positive al giorno significa che «1100 vengono ricoverate in area medica e 120 in terapia intensiva. Sicuramente è dovuto all’aumento delle dosi booster e ci auguriamo anche alla minore virulenza della variante omicron». Se la congestione degli ospedali è «meno veloce, però comunque l’impatto c’è e con questo tasso di crescita rischiamo di arrivare a 2 milioni di positivi e se anche il tasso dei ricoveri fosse l’1% avremmo 20mila persone in ospedale». Bisogna dunque provare ad abbassare la circolazione del virus. In primis, per Cartabellotta, «bisogna limitare i contatti sociali, magari incrementando lo smart working». «La scuola rappresenta un bacino di contagi – conclude Cartabellotta -. È chiaro che non avendo lavorato sugli aspetti strutturali, possiamo modificare quanto vogliamo le modalità di screening e quarantena, ma con questa circolazione virale così alta bisogna fare delle valutazioni. Se decidiamo di tenere aperte le scuole bisognerà chiudere qualcos’altro».

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