Si dice ”profondamente rattristata” la famiglia della studentessa laziale vittima di una violenza sessuale il 12 febbraio scorso, all’esterno di una discoteca dell’aquilano, per il fatto che il difensore del giovane militare irpino arrestato nell’ambito dell’inchiesta, Francesco Tuccia, abbia fatto il nome della giovane nel corso di una trasmissione televisiva. Lo riferisce il legale della ragazza, Enrico Maria Gallinaro. ”Il mio collega non ha assolutamente considerato che non era opportuno, anzi era totalmente da evitare, come fatto finora dai mass media, pronunciare il nome della ragazza pubblicamente – ha spiegato Gallinaro -.

Il collega, sicuramente in buona fede, non si e’ reso conto che soprattutto in ragione del reato per il quale la mia assistita e’ persona offesa, andava sicuramente evitato qualunque riferimento che puo’ portare alla sua individuazione”. Ma i motivi di scontro tra le parti non si esauriscono qui: ”La famiglia – prosegue Gallinaro – e’ rattristata anche per il fatto che il mio collega continua a ripetere di un rapporto amoroso consenziente. Il termine ‘amoroso’ implica la presenza di un sentimento, quindi questo richiamo e’ fuori luogo, inappropriato e offensivo alla luce dell’accusa che viene rivolta al suo assistito e anche delle gravissime lesioni riportate dalla ragazza”. Inoltre, Gallinaro critica ”modalita’ e contenuto” delle scuse che nei giorni scorsi la famiglia Tuccia ha fatto attraverso il legale del figlio – accusato di tentato omicidio e violenza sessuale aggravata – alla giovane studentessa ed ai suoi familiari. ”Molto probabilmente anche le scuse dell’avvocato per conto della famiglia sono state innescate dalla mia denuncia (‘a venti giorni non ho ricevuto scuse e questo non e’ bello’), fatta in tv. Guarda caso proprio il giorno dopo l’avvocato ha presentato le scuse. Non le abbiamo chieste e non ne abbiamo bisogno, abbiamo solo evidenziato che non erano state fatte. E, comunque, cio’ sarebbe dovuto avvenire senza l’accompagnamento di affermazioni che tendono a sminuire le responsabilita’ del giovane militare. Questo fa capire – ha concluso Gallinaro – che le scuse non sono sincere”.

 

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