di Mario De Michele
Numeri alla mano lascia poco spazio alle interpretazioni il risultato uscito dalle urne delle comunali di Cesa. I cittadini hanno ridato con forza piena fiducia al sindaco Enzo Guida e al team di Solo Cose Belle e allo stesso tempo hanno bocciato sonoramente la proposta alternativa messa in campo da Giuseppe Fiorillo e Cesa in Comune. Tra le due liste c’è un divario abissale: 3.766 voti, pari al 62,40%, per la coalizione uscente, soltanto 2.269 per gli sfidanti che si fermano appena al 37,60%. Un esito così schiacciante non era stato preventivato né in segno positivo e né in quello negativo neppure dai più ottimisti o dai più pessimisti dei due schieramenti. Ancora più inequivocabile il dato dei due candidati sindaco. Tra Guida e Fiorillo ballano 1.497 preferenze a favore della fascia tricolore uscente. Una cifra stratosferica. Un distacco nettissimo. Che segnala la chiara volontà degli elettori di proseguire sul cammino tracciato da Guida e dal suo roster negli ultimi 11 anni di gestione amministrativa. Il leader del centrosinistra ha vinto in tutte le 8 sezioni, incluse quelle del centro storico che sulla carta dovevano essere appannaggio di Fiorillo. Com’era nelle previsioni nelle zone periferiche il divario tra i due aspiranti primi cittadini si è allargato notevolmente, grazie soprattutto al pieno di voti del vicesindaco Giusy Guarino, la più votata in assoluto, che ha dominato in particolare nell’elettorato risiedente nell’area del ponte Cesa-Sant’Antimo, sua roccaforte. Come alle passate elezioni invadente e fastidioso, per non dire altro, il comportamento del marito Carlo Perfetto nei seggi.

GLI ERRORI PUERILI DI CESA IN COMUNE
La sconfitta di Fiorillo nel centro ha una duplice valenza: da un lato indica che Guida ha messo radici ovunque, dall’altro segnala che il fantomatico voto di opinione dei cesani storici si è rivelata una falsa speranza di Cesa in Comune. Due risultati che vanno a braccetto accumulabili in un’unica riflessione: il sindaco in carica gode di un giudizio positivo anche nel cuore della città, mentre chi si è proposto come alternativa sventolando il vessillo del cambiamento si è dimostrato allo stato dei fatti soltanto “chiacchiere e distintivo”, ovvero afono, impalpabile e per nulla convincente. In altre parole gli anti-Guida non ha compreso un dato evidente fin da subito, cioè che il capo dell’amministrazione godesse del consenso in ampi strati sociali e in gran parte della popolazione. Invece di dettare la linea della campagna elettorale Cesa in Comune l’ha totalmente subita lasciando addirittura il pallino della propaganda in mano a Guida. Per i cittadini è stata la dimostrazione plastica dell’incapacità degli avversari di Solo Cose Belle di una strutturazione politica e amministrativa. Mentre nel campo di Guida & co. l’idea della continuità e le proposte per il futuro hanno immediatamente assunto i caratteri della concretezza, nel settore di Fiorillo e dei suoi è apparsa chiara una navigazione a vista, aggravata dalla fatale e affannosa ricorsa ai rivali. Se Solo Cose Belle ha pianificato una campagna elettorale perfetta, potendo contare su un cerchio politico esperto e consolidato, Cesa in Comune ha mostrato tutte le pecche di uno schieramento inconsistente e ondivago, con un avvio della contesa imperniato sull’autolesionistico “volemose bene”, per dirla in romanesco, per poi virare soltanto negli ultimi 3-4 giorni verso lo scontro diretto, in qualche caso anche personale.

FIORILLO E COMPANY A CORTO DI POLITICA
Il paradosso emblematico della dicotomia tra i due raggruppamenti in corsa è rappresentato dal fatto incontestabile che Guida e i suoi boys e le sue girls, pur essendo favoriti, hanno promosso più iniziative pubbliche, addirittura un comizio in più degli avversari. Sull’altro versante si è palesata una vacuità politica da far cadere le braccia. Invece di elaborare proposte e delineare il volto di Cesa in Comune si è trascorso quasi tutto il tempo a discettare sul “male assoluto” rappresentato dal sindaco uscente e dal suo sistema di potere. Non è un’iperbole affermare che se Guida si trasferisse all’estero il gruppo dirigente di Cesa in Comune non avrebbe più argomenti di cui parlare. Una pseudo-élite, molto pseudo e poco élite, che vive e agisce solo e soltanto in funzione di Guida. Un approccio antipolitico e autodistruttivo. Anche i bambini dell’asilo della politica sanno che si parte da una tesi, poi si elabora un’antitesi e infine si giunge a una sintesi.
Non pretendiamo che i promotori di Cesa in Comune abbiano un’infarinatura delle celebri triadi hegeliane, sarebbe davvero chiedere troppo, ma se un gruppo che si pone in alternativa a un altro progetto non può e non deve limitarsi a puntare l’indice contro i rivali. Non può e non deve vivere di riflesso. Non può e non deve assumere posizioni dogmatiche o apodittiche del tipo, per fare un esempio banale, “in campagna elettorale si fanno due comizi, uno d’apertura e uno di chiusura”. Se si prendono decisioni fideistiche senza tener conto dell’andamento della competizione e soprattutto senza stare sul pezzo su quanto accade vuol dire che si vive ben oltre l’iperuranio di Platone. Se invece di proporre iniziativa politica e di controbattere agli avversari nei tempi e nei modi giusti si ci trastulla in “pippe mentali” che non stanno né in cielo né in terra è significa che non si è all’altezza del compito. Le mosse da fare erano semplici e scontate: indicare una chiara strada da seguire, per convincere gli elettori a cambiare la via vecchia con la nuova, e mettere in fila tutti gli errori di Guida e company, che pure non mancano e non sono pochi, basta citare piazza De Michele, i progetti GOL e le case-ufficio. Al contrario si è perso tempo ad arzigogolare, a imboccare tangenziali infinite e ingarbugliate peggio del raccordo lunare romano, a rendere intricate le cose comprensibili a tutti. Insomma Cesa in Comune dovrebbe cambiare denominazione e chiamarsi “Ufficio complicazione pratiche facili”.

COSA DICONO CHIARAMENTE LE ELEZIONI
Dalle urne escono alcuni dati solari. Il primo: Guida gode del consenso generalizzato dell’opinione pubblica. La sue “cose belle” piacciono ai cittadini che gli hanno dato pieno appoggio nel segno inequivocabile della continuità. Inutile nascondersi dietro il paravento del “sistema di potere ultradecennale”. Se si accetta la sfida elettorale lo si fa perché si pensa di poterla vincere, non perché si è già perdenti in partenza. Altrimenti non avrebbe senso presentarsi al giudizio della popolazione. Il secondo elemento: gli elettori sono come i clienti, hanno sempre ragione. Se la sconfitta è così marcata non dipende dall’analisi liquidatoria secondo cui “la gente non ha capito”. Si dovrebbe aprire una discussione fondata su un altro ragionamento: “Perché il nostro progetto è stato fallimentare?”. Il terzo aspetto: non è stato eletto nessuno dei tre consiglieri decaduti. Amelia Bortone è rimasta fuori dall’assise per un solo voto, Carmine Alma e Paola Verde sono stati fortemente bocciati. E d’altro canto non entrano nel civico consesso i consiglieri traditori del mandato popolare che dopo essersi candidati 6 anni fa con Uniti per Cesa sono subentrati ai decaduti passando in maggioranza. Cocente la sconfitta di Maria Rosaria Guarino che dal palco si è vantata di aver contribuito a fare “cose belle”. La gente giustamente le ha voltato le spalle. Dal voto escono a pezzi i 5 Stelle. Raffaele Bove, loro unico candidato con la lista della maggioranza uscente, ha racimolato pochissime preferenze, a conferma di un fatto notorio: la clamorosa giravolta di Raffaele Bencivenga, tra i più agguerriti contestatori del “sistema Guida”, ha fatto perdere al partito 4 stelle su 5, forse anche di più. La forza “rivoluzionaria” dei pentastellati è si è azzerata per il loro vistoso appiattimento sulle posizioni del sindaco e del Pd. Qualcuno dice che c’entrano anche i GOL. Ma questo è un altro discorso.

LA SFIDA TRA GUIDA E FIORILLO
La quarta evidenza elettorale segnala la Caporetto di Fiorillo. Quasi 1.500 voti di scarto tra lui e Guida sono un’enormità. Raccontano che in realtà non c’è mai stata partita. Ha sicuramente pesato l’aspetto anagrafico, cioè lo scontro sul terreno della capacità di Guida di essere al passo coi tempi a fronte di un Fiorillo percepito dall’elettorato come un esponente del passato, appartenente a un’altra era politica e sociale. Ha inoltre inciso la sua lunghissima assenza dalla scena pubblica rispetto a un sindaco in carica per 11 anni di fila. Ma resta il dato impietoso delle urne: Guida vince con 3.766 voti, pari al 62,40%, Fiorillo si ferma a 2.269 preferenze che in termini percentuale si traducono nel 37,60%. Se a questo si aggiunge che la sua lista era di buona qualità e che lui non è Pinco Pallino qualsiasi la vittoria di Guida assume ancor di più i contorni di un trionfo. Immaginatevi come sarebbe finita se gli avversari fossero stati capeggiati da un candidato “la qualunque” e avessero allestito uno schieramento debole. Fiorillo era l’unico e il miglior candidato sindaco in grado di poter competere con Guida. L’esito elettorale ci dice che il primo cittadino in carica non ha rivali. Torniamo alla triade hegeliana. Tesi: Guida è l’avversario da battere. Antitesi: Fiorillo era il migliore candidato in grado di giocarsela. Sintesi: Guida vince nettamente. Come mai? Beh, è presto detto. In realtà negli ultimi 11 anni gran parte della vera classe dirigente locale si è rintanata e ha lasciato campo libero a Guida. In secondo luogo la minoranza consiliare non ha mai veramente incisa. In terza istanza negli ultimi 3 anni non c’è stata nessuna opposizione. Avendo a disposizione sterminate praterie Guida è stato bravo, e va detto, a occupare tutti gli spazi lasciati vuoti non solo in ambito politico-amministrativo ma anche sul piano sociale e culturale. In questo humus ha avuto vita facile la narrazione delle “solo cose belle”.
LA DISFATTA E I PIATTI VUOTI
L’ultimo elemento di analisi, ma non ultimo per importanza, è che nella Waterloo di Fiorillo e della sua squadra bisogna rimarcare un’irrefutabile e significativa novità: si apre una nuova stagione politico-amministrativa. Oltre che dal candidato sindaco, l’opposizione consiliare è composta da esponenti di qualità e di alto profilo. Luigi Oliva, primo della lista, e a seguire Gina Migliaccio e Cesario Bove, che è stato eletto come detto per un solo voto in più rispetto a Bortone, sicuramente daranno battaglia in assise. Al netto dell’azione all’interno dell’aula consiliare, il fattore più rilevante riguarda la loro attività di controllo e vigilanza sugli atti amministrativi. Dopo anni di inerzia ci sarà la possibilità di far tornare il municipio di nuovo una casa di vetro con un’opposizione costruttiva ma non consociativa. Ovviamente molto dipenderà dalla capacità dei quattro consiglieri di minoranza di svolgere al meglio il loro compito, su cui siamo fiduciosi, e dalla possibile metamorfosi di Cesa in Comune che dovrebbe via via trasformarsi da bar dello sport anti-Guida in circolo politico-culturale capace di elaborare proposte e iniziative. Su quest’ultimo punto siamo molto più pessimisti. Eugenio Oliva, giovane competente e di grande prospettiva, non solo non è stato eletto ma si è piazzato nella parte bassa della lista. Era appoggiato da Gino Bencivenga e Gino Salpa, entrambi membri del coordinamento di Cesa in Comune, e dall’imprenditore Nicola Valente, tra i fondatori dello schieramento civico. Se un candidato di spessore come Oliva supera appena 160 voti significa che il gruppo dirigente della lista, o gran parte di esso, non ha praticamente nessuna entratura nell’opinione pubblica. Sarebbe d’uopo porsi alcune domande: Fiorillo come avrebbe potuto battere Guida se neppure i promotori di Cesa in Comune hanno consensi? Fiorillo come avrebbe potuto sconfiggere un’amministrazione in carica da 11 anni se nemmeno i dirigenti della sua lista sono stati in grado di convogliare voti su un candidato valido? Risposta di pancia: sono piatti vuoti sia sul piano politico che elettorale. Sintesi razionale: Cesa in Comune deve ripartire dalla politica, che si mette in campo nei 5 anni antecedenti alle elezioni e nei 5 anni successivi al voto. Pretendere di vincere le comunali grazie ai 25 giorni di campagna elettorale sarebbe un suicidio. E consegnerebbe la città a Guida vita natural durante. Pure senza bisogno del quarto mandato. In tal caso non ammessi insopportabili piagnistei.





