I raccolti danneggiati. I fiumi ridotti a pochi rivoli di acqua che diventano non navigabili. Il forte aumento di consumo di energia elettrica, dovuto all’uso massiccio di impianti di raffreddamento. Gli incendi che devastano parti importanti del territorio. Sono gli effetti del caldo estremo e hanno un costo molto pesante: secondo uno studio di Triodos Bank (istituto di credito olandese) ingoieranno in media l’1,1% della crescita europea. L’equivalente di circa 180 miliardi di euro. L’impatto maggiore è previsto sulla Francia, una perdita dell’1,4% di Pil. Seguono l’Italia, la Spagna e il Belgio. Per il nostro Paese una cifra quasi corrispondente al costo dell’ultima legge di Bilancio, 22 miliardi.
Le morti e gli incendi
La perdita di Pil è dovuta a una combinazione di effetti negativi del caldo, e dipende anche dalla capacità di reazione di ogni Paese. A differenza che per gli eventi climatici estremi, l’estate 2026 si è caratterizzata per una situazione di caldo elevato “strutturale”, che ha un impatto maggiore. A pesare sui costi ci sono le 25 mila morti che finora sono state attribuite alle temperature insopportabili come pure gli incendi, 435 mila ettari bruciati già entro il 30 luglio, per un costo che può arrivare a 4,6 miliardi di euro.
L’inflazione alimentare e l’elettricità
La siccità distrugge i raccolti, e fa lievitare l’inflazione alimentare: l’impatto è dello 0,15% di Pil. In Francia, per esempio, c’è stato il raccolto più basso di mais dal 1980. L’aumento dei costi dell’energia elettrica, dovuto alla riduzione obbligata dell’uso di energia idroelettrica e termica, costa un altro 0,15% di crescita.
La produttività sul lavoro
E poi c’è il calo della produttività sul lavoro, forse il costo maggiore, quando si passano i 30 gradi: va considerato che per molte parti del territorio europeo, e per diversi giorni, si sono superati i 40. Non si tratta solo della riduzione obbligata dell’orario per chi lavora all’esterno, ma anche dell’effetto indiretto della perdita di sonno e di efficienza per tutti i lavoratori, compresi quelli che lavorano in ufficio con l’aria condizionata.
La siccità
Altro effetto diretto del caldo è la siccità, che non distrugge solo i raccolti, ma secca i fiumi, che diventano non più navigabili. I vettori europei nelle ultime settimane hanno dovuto cercare vie di trasporto alternative al Reno, per esempio, e con i prezzi dei carburanti alle stelle i costi si sono moltiplicati.
Le centrali nucleari in crisi
Meno acqua nei fiumi e nei laghi significa minori possibilità di uso di energia idroelettrica, importante fonte di rinnovabili (vale il 6% della produzione europea): le riserve delle Alpi in Francia, Italia e Svizzera hanno raggiunto i minimi storici. Ma anche la produzione da altre fonti viene colpita, a cominciare dal nucleare: in Francia si sono moltiplicati i problemi dovuti al surriscaldamento, che hanno limitato la produzione. Legate al caldo anche le invasioni di meduse, che hanno fermato diversi impianti. Anche in Ungheria gli impianti nucleari hanno subito numerosi stop.





