È una drammatica richiesta di aiuto e insieme una denuncia di disumanità quella che arriva dalle carceri italiane trasformate in un girone dantesco da un’emergenza caldo insopportabile in celle sovraffollate, con 40 gradi di temperatura media, porte chiuse, finestre schermate e nemmeno la possibilità di bere acqua fresca per il recente divieto di tenere frigoriferi.”Condizioni al limite della sopravvivenza. Inutili gli interventi del governo”, il bilancio del rapporto di metà anno dell’associazione Antigone.
Sovraffollamento record
Il sistema penitenziario italiano ha raggiunto livelli di saturazione insostenibili. Quasi 65.000 i detenuti a fronte di 46.000 posti, dunque con un tasso di sovraffollamento che sfiora il 140 per cento. “Numeri – sottolinea Antigone – che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti”. La situazione appare fuori controllo in molte regioni: alla Puglia spetta il primato con il 180 per cento di sovraffollamento.
Le condizioni di vita
Tre metri quadri a persona in celle dove in queste settimane si registrano i 40 gradi. Il 60 per cento dei detenuti è sottoposto al regime di custodia chiusa e in molte carceri le finestre schermate impediscono anche solo il passaggio d’aria. Chi vuole il ventilatore deve comprarlo, chi non ha i soldi è condannato a vivere in un forno. A questo si aggiunge la recente direttiva del Dap che vieta la presenza di frigoriferi nelle celle e nei corridoi. Poter contare su acqua fresca soprattutto la notte è una chimera. Drammatiche anche le condizioni igieniche. Cimici nei letti sono state rinvenute a Venezia, Monza, Pisa.
I gesti disperati
Condizioni di invivibilità che aumentano il rischio di gesti estremi e di autolesionismo. Nei primi sette mesi dell’anno i suicidi sono stati 38, e tra loro a Trento una ragazza di appena 21 anni. Un detenuto su quattro ha praticato gesti di autolesionismo e il 9 per cento dei detenuti presenta patologie psichiatriche gravi. Quasi il 50 per cento assume farmaci antipsicotici o antidepressivi.
Il fallimento delle politiche governative
Una fotografia che – denuncia Antigone – testimonia l’assoluta inefficacia degli interventi promessi dal governo. Il piano di edilizia penitenziaria avrebbe dovuto rendere disponibili 10.000 nuovi posti entro il 2027 ma al momento i posti sono invece diminuiti di 424 unità. “Rispondendo agli eventi di cronaca con una logica emergenziale e repressiva – dice Patrizio Gonella, presidente di Antigone – l’esecutivo sta trasformando le nostri carceri in polveriere. Le promesse di svuotamento attraverso le misure alternative sono state completamente disattese: non solo non è uscito nessuno ma nel primo semestre del 2026 le misure alternative sono addirittura calate del 7 per cento”.





