Al processo a carico del deputato Pdl Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, è stato il giorno di Massimo Paolucci, dal 2002 al 2004 commissario vicario per l’emergenza rifiuti in Campania. L’ex funzionario, interrogato davanti ai giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dal pm della Dda Alessandro Milita,

ha confermato l’interessamento dell’ex sottosegretario all’Economia, presente in aula, per il Consorzio Impregeco, un megaente nato nel 2001 dall’accorpamento dei consorzi di bacino Caserta4, operante sul litorale domizio, Napoli 1 e Napoli 3, che avrebbe dovuto occuparsi di tutto il ciclo dei rifiuti a livello regionale in alternativa alla Fibe. Secondo l’accusa il Ce4, allora governato dal centrodestra guidato da Cosentino, era in mano al clan dei Casalesi; la nascita dell’Impregeco caldeggiata dal deputato del Pdl doveva dunque favorire l’ingresso nel business di imprenditori collusi. “Incontrai tre o quattro volte l’onorevole Cosentino; in una circostanza ci vedemmo in un bar di Mergellina a Napoli e lì manifestò la sua disponibilità alla soluzione di utilizzare Impregeco nel settore dei rifiuti”. Tra gli obiettivi dell’Impregeco, come ha raccontato in una serie di interrogatori l’ex presidente del Ce4, Giuseppe Valente, quello di realizzare e gestire il termovalorizzatore a Santa Maria la Fossa. “Si cercò una soluzione alternativa, di passaggio, cioè l’Impregeco – ha proseguito Paolucci – in quanto le scelte della Fibe circa la localizzazione dei siti di stoccaggio erano inopportune o sbagliate e inolte i costi del sistema erano eccessivi per i Comuni”.

 

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