Orta di Atella: il previsto scontro con Santillo e il patetico tentativo di Brancaccio di passare per il “buono”

di Mario De Michele
Scaricare tutte le colpe del disastro politico-amministrativo su Antonino Santillo, dopo essere stati i primi artefici del fallimento, è scorretto, ipocrita e puerile. È notorio e inconfutabile che il sindaco è rimasto finora in piedi grazie al decisivo sostegno di Orta Prospettiva Futura. Ed è altrettanto solare che, nonostante il gioco al nascondino, il movimento politico-consiliare pilotato da Angelo Brancaccio abbia le maggiori responsabilità di una gestione che ha letteralmente gettato nel caos la città. Abbandonare la barca quando sta affondando è inoltre la dimostrazione plastica del modo di intendere la politica, o pseudo-tale: restare al banchetto del governo locale quando c’è da prendere a piene mani, alzarsi e andare via quando le cose non vanno per il verso giusto.

Angelo Brancaccio

L’apertura della crisi politica da parte di Orta Prospettiva Futura con la contestuale richiesta di dimissioni immediate degli assessori di riferimento del gruppo è meno credibile delle bugie di Pinocchio nel suo massimo splendore. Nei primi 3 anni di mandato Brancaccio e company hanno fatto incetta di poltrone e incarichi. Dopo l’addio di Gennaro Colella, pur contando su appena 3 consiglieri comunali, Orta Prospettiva Futura, di fatto lista Coraggio, hanno espresso il vicesindaco con deleghe pesanti Pasquale Pellino e l’assessore all’Urbanistica, poi dimessosi Tonino Russo, oltre al presidente dell’Acquedotti, Francesco Petrella, avvocato “storico” di Brancaccio e al membro del comitato tecnico-scientifico della società idrica, Francesco Cirillo, padre della consigliera Anna Cirillo.

Antonino Santillo

Nel primo triennio di gestione Santillo il gruppo dei brancacciani ha dettato legge sia sul piano politico che in ambito amministrativo. È apparso a tutti chiarissimo che l’ex primo cittadino, condannato a 8 anni per associazione mafiosa e per aver intascato tangenti per milioni di euro durante il sacco edilizio, tradotti in conti cifrati in banche svizzere, in investimenti milionari, tra cui le piscine Acqua Dream di Succivo, e in decine di immobili, era tornato a essere di fatto il vero sindaco di Orta di Atella. Brancaccio è stato infatti l’artefice della cacciata di Orta al Centro dalla maggioranza, della revoca di Ferdinando D’Ambrosio dal Cts dell’Acquedotti, per fare spazio a Cirillo, e delle manovre sottobanco per soffiare Giovanna Migliore a Scelta Civica con l’obiettivo di “punire” il non allineato Eduardo Indaco.

Giuseppe Massaro

C’è sempre Brancaccio dietro la richiesta di far fuori Giuseppe Massaro da presidente del consiglio. Il numero uno dell’assise doveva pagare per il passaggio all’opposizione del gruppo RinnoviAmo Orta. Il flop in aula della mozione di sfiducia ai danni del timoniere del civico consesso è stata l’ennesima conferma che non funzionano più i giochetti di Brancaccio dei bei tempi andati, quelli dei fiumi di soldi sporchi intascati dalla cupola politico-affaristica del boom edilizio, capeggiata dall’allora sindaco. Nelle intenzioni del sindaco ombra anche Massaro andava silurato perché non obbediva ai diktat di un sovrano orami arrugginito e uscito dal carcere peggio di come c’era entrato.

Il municipio di Orta di Atella

Insomma, da quando non è più il “padrone di Orta di Atella, come l’hanno definito i giudici nella sentenza di condanna per camorra, Brancaccio ha seminato vento e raccolto tempesta. Un comportamento agevolmente spiegabile con una duplice interpretazione: da un lato lui è fatto così, non accetta di fare il gregario, deve sempre e comunque essere prima donna, dall’altro il vero obiettivo di Brancaccio, dopo i suoi numerosi arresti e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, è determinare il fallimento di tutte le esperienze politico-amministrative messe in campo dopo la sua uscita dalla scena per motivi giudiziari. Un modo per infondere tra i cittadini il messaggio che quando c’era lui “si stava meglio” e che soltanto lui sia in grado di guidare il governo locale. E quindi dopo aver resistito per 3 anni alla tentazione di mandare a casa anche il sindaco Santillo lo strappo di Brancaccio non è altro che una storia già vista e rivista negli ultimi anni. Perché l’ex “padrone di Orta di Atella” è irrimediabilmente convinto che “io so’ io e gli altri non sono un c..”, per citare il Marchese del Grillo. Lo stesso stile di Enzo Guida. Non è un caso che il sindaco di Cesa sia l’unica carica istituzionale d’Italia e più in generale del pianeta a sostenere Brancaccio sui social.

Ma l’età avanza per tutti e i tempi per fortuna cambiano. Riproporre oggi le logiche degli anni del cemento è improponibile. Pensare di tornare sulla scena politica in prima persona o per interposta persona, tramite la figlia Tania, persona preparata e perbene, è una chimera di un personaggio politico che a 66 anni suonati fa in ogni caso parte del passato, nonostante i suoi continui e inutili sforzi per restare sulla cresta dell’onda. Come tutti i fenomeni umani anche il “fenomeno Brancaccio” sta andando via via scemando. E i rigurgiti palesatisi nell’amministrazione in carica non sono altro che il segno di un declino inesorabile.

Per Orta di Atella sarà una liberazione. Per il mondo politico, se si comprenderà che con Brancaccio non si può avere più a che fare perché è peggio di Attila, potrebbe essere l’occasione per voltare finalmente pagina. Ci sia consentita un’ultima riflessione: Italia Notizie è stata negli ultimi tempi molto critica nei confronti dell’attuale sindaco, ma la favoletta secondo cui Santillo sarebbe il “cattivo” e Brancaccio il “buono” non se la berrebbe neppure il più ingenuo del mondo. Anche alle bugie di Pinocchio c’è un limite.

Ultime notizie

Parlamento & Governo