In Lombardia il primo suicidio assistito gestito dal servizio sanitario, morte volontaria per un 59enne affetto da Sla

Un suicidio assistito gestito interamente dal sistema sanitario regionale, compresa l’assegnazione del medico. È la prima volta che succede in Lombardia: Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morto il 25 agosto dopo essere stato seguito, passo dopo passo, dal Servizio sanitario regionale lombardo.

Come spiega l’associazione Luca Coscioni che ha assistito il paziente e ha dato la notizia, è la terza persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria, ma è la prima in cui la Regione ha organizzato e seguito l’intera fase attuativa: la verifica delle quattro condizioni necessarie, il confronto con il Comitato etico, il via libera e poi l’assistenza sanitaria, con la ricerca del medico e del personale disponibile su base volontaria, il farmaco, la modalità di auto somministrazione compatibile con le condizioni di Domenico, il macchinario necessario e il luogo in cui procedere. Nel percorso di Domenico sono stati inoltre utilizzati diversi strumenti di tutela: l’amministratore di sostegno, che lo ha affiancato negli aspetti amministrativi, l’Ufficio di Pubblica Tutela Ovest Milanese al quale sono stati segnalati i ritardi e, infine, la tutela giudiziaria urgente.

Sul tema è intervenuto anche l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, confermando il caso ma polemizzando con l’associazione Luca Coscioni per averlo reso pubblico: “La Regione non ha dato notizia di questo caso per rispettare la volontà dal paziente che la sua morte non venisse strumentalizzata e usata. Dal momento che altri hanno purtroppo deciso di renderlo pubblico, possiamo confermare che il percorso si è svolto nel pieno rispetto delle indicazioni regionali e dei principi stabiliti dalle pronunce della Corte costituzionale. Trasformare una vicenda così intima in uno strumento di battaglia mediatica – ha concluso Bertolaso – significa non rispettare la persona, la sua volontà e la sua dignità”. Perché su “temi tanto delicati” come il fine vita “credo che le istituzioni abbiano un dovere preciso: applicare le regole, garantire i diritti e, soprattutto, rispettare le persone e le loro scelte, senza strumentalizzazioni”.

Domenico, che era di Giussano, aveva presentato la richiesta di accedere alla morte assistita all’Asst Ovest Milanese l’8 novembre 2025. Dalla richiesta all’effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, ricorda l’associazione Coscioni, nonostante le linee guida regionali prevedano un termine massimo complessivo del procedimento di 145 giorni.

Dopo mesi di attesa, solleciti e diffide, il collegio legale di studio e difesa di Domenico, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e sua difensora, aveva presentato a fine maggio un ricorso d’urgenza al tribunale chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della sua malattia, e che, in caso di verifica positiva, venisse concretamente organizzata anche la fase attuativa. Lo scorso 23 giugno, in udienza, Domenico aveva espresso al giudice il peso dell’attesa: “Sono stanco, non ne posso più”.

Domenico ha disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica. Ora l’associazione Luca Coscioni chiede che il suo non sia un caso isolato, ma invoca una legge che scriva nero su bianco questo tipo di procedimento interamente gestito dalla sanità pubblica, affinché sia valido sempre e per tutti: “Per evitare che la procedura sia condotta in tempi così lunghi, e anche per evitare che un futuro assessore alla Salute possa disfare tutto con un tratto di penna, è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare Liberi subito”, sottolineano Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. Tra le altre cose, la legge imporrebbe anche tempi brevi e certi: massimo venti giorni per le verifiche mediche e l’attuazione della richiesta. La proposta di legge era stata bloccata e non discussa in Consiglio regionale a novembre del 2024, con una pregiudiziale approvata dal centrodestra in cui si diceva che il suicidio assistito è un tema nazionale e non regionale.

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